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Jihadisti a Ravenna, Pini (Lega) : "Chiudere il centro islamico delle Bassette"

Gli investigatori della Dda di Bologna hanno intercettato diverse frasi ad estremisti islamici radicati nel Ravennate

L’arruolamento dei jihadisti è passato anche da Ravenna. E' quanto ha confermato il Ministro degli Interni Alfano in un'intervista rilasciata al "Corriere della Sera". Gli investigatori della Dda di Bologna hanno intercettato diverse frasi ad estremisti islamici radicati nel Ravennate. Secondo fonti dell'intelligence, sarebbero circa una cinquantina i giovani partiti dall’Italia (magrebini, ma anche italiani convertiti o immigrati di seconda generazione) con lo scopo di raggiungere i miliziani dell’Isis.

Il parlamentare della Lega, Gianluca Pini, intervenendo sulla questione, ha chiesto la chiusura del centro islamico delle Bassette. "Non è una questione religiosa, ma culturale - esordisce il deputato del Carroccio -. La scelta è tra l’occidente che usa le regole democratiche e l’Islam che usa terroristi e sgozzatori. A più di 24 ore dalle rivelazioni del Corriere della Sera, nessuno ha smentito che il territorio ravennate sia coinvolto nel reclutamento di fanatici islamici a sostegno dell'Isis e di altri pazzi furiosi che mirano a cancellare le democrazie occidentali".

"Questo pericolo si estende a tutti i centri di culto che si trovano sul territorio romagnolo. Pertanto penso sia doveroso da parte delle autorità competenti valutare seriamente la chiusura del centro islamico delle Bassette (realizzato ingannando la buona fede dei ravennati) e di qualsiasi altro ricettacolo di fanatici islamici presenti in Romagna, potenzialmente, centri di reclutamento e indottrinamento di jihadisti", conclude Pini.

ANCISI - Sulla questione è tornato a ribattere Alvaro Ancisi: "Lista per Ravenna, essendo stata l’unica forza politica che ha combattuto, con tutte le armi che la legge consente, la costruzione della moschea nell’area Bassette, è molto interessata a sapere quali “autorità” potrebbero ora, e nel rispetto di quale legge italiana, chiudere questa o altre moschee. Non il sindaco (altrimenti potrebbero farlo anche quelli delle altre città coinvolte nei medesimi fatti di cui oggi si discute, tra cui il sindaco leghista di Padova). Non i presidenti di Regione (altrimenti toccherebbe a quello leghista della Lombardia chiudere le moschea di Brescia e a quello del Veneto la stessa di Padova). Non il questore, trattandosi di locale che, come quelli in cui si praticano culti religiosi, non richiede il rilascio di una licenza. Non altre autorità amministrative, almeno così mi pare, da semplice consigliere comunale di provincia. Entrando nel penale, potrebbe forse parlarsi di sequestro preventivo, non di chiusura, ma potrebbe disporlo solo la magistratura a seguito di proprie indagini preliminari. Se lo facesse, ricorrendone le condizioni (rischio di “aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati”, articolo 321 del codice di procedura penale), gliene sarei grato, come sempre quando un servizio dello Stato compie il suo dovere. Non mancano comunque all’onorevole Pini esperti e consulenti parlamentari in grado di rispondere ad ogni dubbio circa la praticabilità, in Italia, della sua richiesta"

LATTE VERSATO SULLA MOSCHEA - Per Ancisi "non c’è dubbio, invece, che il Comune di Ravenna, consentendo la costruzione della moschea nelle Bassette, lo abbia “fatto ingannando la buona fede dei ravennati”. Esattamente la ragione principale della “Denuncia di atto del Comune di Ravenna viziato da illegittimità, al fine che  il Governo ne stabilisca l’annullamento straordinario…”, che Lista per Ravenna inoltrò, per competenza, al ministro dell’Interno il 22 gennaio 2010, prima che la moschea fosse costruita. In effetti, il Comune, per inserire un luogo di culto entro un’area artigianale/industriale, avrebbe dovuto approvare una specifica variante urbanistica e sottoporla, per 60 giorni, al giudizio dei cittadini. Non solo non lo fece, ma bocciò anche una proposta di referendum consultivo avanzato da Lista per Ravenna attraverso un autorevole Comitato di liberi cittadini. La denuncia - vero e proprio documentato dossier - contestava anche la violazione della legge che non consente di insediare “luoghi frequentati dal pubblico” nelle aree che circondano stabilimenti a rischio di incidente rilevante, com’è la parte delle Bassette in cui è sorta la moschea, a seguito della perimetrazione disposta dal piano comunale di Protezione Civile attorno al polo chimico ex Enichem. Non trovammo sostegni politici, ma sta di fatto che il ministro dell’Interno non ha mai neppure risposto - giusta o meno che la ritenesse - alla nostra denuncia, neppure avendola presentata tramite il Prefetto di Ravenna. Il ministro era allora l’attuale presidente leghista della Lombardia, Roberto Maroni. Questo per esprimere la convinzione che gridando al lupo o raccogliendo il latte versato non si fa un buon servizio alla politica".

PAGLIA - "La moschea non c'entra nulla, le responsabilità sono altre - replica il deputato Giovanni Paglia di Sel -. Quanto sta avvenendo in Medio Oriente deve preoccupare tutti noi, senza ipocrisie. Preoccupa che Israele trasformi Gaza e i suoi cittadini in un tragico tiro a segno. Preoccupa che Hamas continui a tenere in ostaggio la popolazione di Gaza. Preoccupa che fra Siria e Iraq possa affermarsi una forza totalitaria, settaria, aggressiva e violenta come lo Stato Islamico. Preoccupa che la Libia sia prossima a diventare l'ennesimo Stato fallito, stavolta a poche miglia dalle nostre coste. Preoccupa che le monarchie del Golfo, alleate di ferro degli Stati Uniti, continuino a mantenere rapporti stretti con tutti i peggiori gruppi fondamentalisti in campo".

"Preoccupa che la politica occidentale, che ha responsabilità dirette e recenti in tutto questo, a partire dalla sciagurata dottrina della guerra permanente, non riesca ad immaginare nulla di diverso che cercare una fazione da armare contro l'altra e intanto studiare nuovi bombardamenti - aggiunge -. Non si capisce invece cosa tutto questo abbia a che fare con la richiesta dell'onorevole Pini di chiudere un luogo di culto certo non clandestino, quale è la moschea di Ravenna. Tutto serve infatti in questo momento, fuorché piegare intelligenza e responsabilità alle esigenze della più bassa propaganda, e confondere Islam e fondamentalismo, fingendo peraltro di non sapere che il web, e non certo le moschee, rappresenta oggi il luogo del reclutamento, come ci segnala inequivocabilmente l'intelligence".

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