Demolizione in Via San Mama, l'assessore Asioli: "Non è un edificio storico"

Chiarisce l'assessore: "Tale progetto di riqualificazione prevede anche il ripristino dell'edificio di stile neogotico posto sulla via San Mama, previa rimozione dei resti - in evidente stato di labenza - del vecchio fabbricato"

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L'assessore all'Urbanistica ed edilizia Libero Asioli risponde all'interrogazione del capogruppo in consiglio comunale di Fds, Diego Rubboli, in merito a presunte irregolarità dei lavori eseguiti qal cantiere di Via San Mama 4. Chiarisce Asioli: "I lavori sono autorizzati con Permesso di Costruire numero 15/2014 PG numero 10510/2014, rilasciato per un intervento di “Riqualificazione con ripristino tipologico, demolizione e ricostruzione, sistemazione con cambio di destinazione d'uso”, nel quale si va ad intervenire su tutti gli edifici che si affacciano sulle due corti attigue, entrambe accessibili da via San Mama".

Aggiunge l'assessore: "Tale progetto di riqualificazione prevede anche il ripristino dell'edificio di stile neogotico posto sulla via San Mama, previa rimozione dei resti - in evidente stato di labenza - del vecchio fabbricato. A tal proposito si evidenzia che, da verifiche a suo tempo effettuate dal Servizio competente, risulta che tale edificio non rientrava nel novero dei Beni culturali tutelati ai sensi del decreto legislativo 42/04 e “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” e che, ormai ridotto ad un rudere, era presumibilmente puntellato per ragioni di sicurezza e non di tutela architettonica".

"Infatti - prosegue Asioli - pur presentando dettagli architettonici propri degli edifici neogotici, esso rappresentava un falso storico risalente probabilmente agli inizi del novecento, costruito nell'antico letto del Ronco abbandonato, così come visibile nelle tavole del Savini del 1902, nelle quali è altresì visibile la posizione della chiesa di San Mamante citata nell'interrogazione (essa era posizionata dall'altra parte dell'attuale via San Mama, indicativamente all'altezza del civico 39 attuale").

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"Posto quindi che da parte della Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio il fabbricato non era meritevole di tutela in quanto falso storico, si conclude rilevando che i resti dell'edificio, secondo quanto indicato nella comunicazione di inizio lavori, dovevano essere smaltiti/riutilizzati in modo da non costituire rifiuto", conclude.

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