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Richetti (Azione) in Darsena per sostenere rigassificatore ed estrazioni: "Diciamo sì a una transizione ecologica ragionata"

Al collegamento in diretta ha partecipato anche Calenda, da Piombino, dicendo che in Toscana il rigassificatore "va fatto", perchè "i rigassificatori sono le navi più sicure in assoluto e l'impatto sull'ambiente marino è nullo"

“L’Italia ha bisogno di un grande partito liberale, popolare e riformista. Il Pd insegue i 5S e Sinistra Italiana su rafforzamento reddito di cittadinanza, dote ai 18enni, patrimoniale, no al gas. La destra promette 180 miliardi di deficit, nazionalizzazioni ed è a giorni alterni filo Putin o filo Orban. Entrambe le coalizioni vogliono dividere gli italiani tra buoni e cattivi. Merito, doveri insieme ai diritti, pragmatismo, serietà, patriottismo repubblicano (che unisce e non divide i cittadini) sono i nostri valori. Aiutateci ad affermarli".

Con queste parole il leader del Terzo polo Carlo Calenda ha invitato i cittadini alla partecipazione a “Imby, In my back yard - Sì all'Italia dei sì”, la manifestazione nazionale per dire sì "alle infrastrutture necessarie per l'indipendenza energetica e lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese". L’evento ha toccato anche Ravenna, con la presenza del presidente di Azione Matteo Richetti in Darsena mercoledì mattina per un incontro con la comunità per parlare del progetto del rigassificatore.

Al collegamento in diretta ha partecipato anche Calenda, da Piombino, dicendo che in Toscana il rigassificatore "va fatto", perchè "i rigassificatori sono le navi più sicure in assoluto e l'impatto sull'ambiente marino è nullo". Quindi un impianto "sicuro, necessario che va fatto presto", perchè "le non scelte di oggi si pagano domani", ha detto il leader di Azione.

La realizzazione del rigassificatore a Ravenna è "sicura e in pieno rispetto dell'impatto ambientale. Simile a quella di Piombino garantisce un sesto del gas che importiamo dalla Russia" - ha detto Richetti in Darsena - Tuttavia, aggiunge, "il tema sono i tempi" dato che sarà attiva dal terzo trimestre del 2024.  "Qui, oltre al rigassificatore, c'è anche il tema ancora aperto delle estrazioni. Domenica in Darsena ci sarà l'Italia che dice no (il riferimento è alla manifestazione contro il rigassificatore organizzata da Legambiente, ndr) guidata da Sinistra Italiana e Verdi, alleati con il Pd, anche se qui il sindaco e il presidente della Regione si sono battuti per il rigassificatore. Quindi c'è un'ambiguità di una coalizione che da una parte promuove e dall'altra frena. In Adriatico le estrazioni di gas metano sono con impianti fermi o in funzione a bassissimo regime, cosa sostenuta ai tempi da Salvini e Meloni, che oggi invece chiedono perchè dobbiamo importare il gas. Il tutto mentre gli impianti in Croazia a pochi chilometri sono a pieno regime. Se funzionassero a pieno regime anche i nostri potremmo metterci in condizioni di autonomia e indipendenza. Qui ci sono le migliori imprese al mondo che fanno tecnologie avanzatissime sul tema delle piattaforme: serve il gas con urgenza e qui il fondale sabbioso renderà l'intervento a bassissimo impatto. Questa è l'Italia che dice sì per dare coerenza agli impegni che Draghi si è preso con il paese, cioè indipendenza, autonomia e una transizione ecologica ragionata".

"La crescita sostenibile del Paese non può non prescindere da un investimento massiccio in infrastrutture e innovazione. Sul territorio ravennate questo comporta anche un indispensabile potenziamento del sistema e della rete ferroviaria e la definizione di una strategia di sviluppo portuale che deve comportare ingenti investimenti anche sul sistema di collegamento stradale”, ha spiegato la candidata Chiara Francesconi, che era presente in Darsena accanto al presidente di Azione e insieme alla collega candidata Sylvia Kranz.

Fusignani (Pri): "Irresponsabile dire no a rigassificatori ed estrazioni"

"Qualsiasi governo nasca dal voto del 25 settembre si troverà a dover affrontare i problemi dell’energia i cui costi stanno mettendo in ginocchio le imprese e le famiglie. Le misure di contenimento che oggi vengono suggerite potrebbero trasformarsi in precetti inevitabili. In questo quadro trovo irresponsabile l’ostracismo di alcuni al ricorso ai rigassificatori che, al momento, restano la soluzione più immediata per evitare la dipendenza dal gas russo. Anche perché anche i signori del “no” non rinuncerebbero comunque a scaldarsi con le reti del gas".

A parlare è il segretario del Pri Eugenio Fusignani, che continua: "Ancor più irresponsabile è non riaprire le estrazioni di gas nazionale, a partire da quello presente in Adriatico, utilizzando una fonte energetica fossile pulita e avvalendosi di un sistema di eccellenza come quello che Ravenna ha saputo costruire con imprese del settore oil & gas e di cantieristica offshore di livello internazionale: gas estratto in Adriatico che, insieme ai progetti importanti sulle rinnovabili, garantirebbe una corretta e sostenibile transizione energetica. Il Pri sostiene questa linea con coerenza da molto tempo e con un impegno costante sia nei tavoli politici sia in quelli istituzionali. In questo senso, se da un lato ci preoccupa il permanere di posizioni ambigue, dall’altro ci confortano le convergenze con le posizioni espresse dal Presidente Bonaccini, dall’assessore Corsini e dal sindaco di Ravenna, che oggi possono esprimersi in tal senso grazie al lavoro e alla fermezza del Pri. Siamo sempre più convinti che la strada dei rigassificatori, nelle more della ripresa delle estrazioni, sia quella giusta ma sappiamo che ha dei tempi inevitabili".

"Ecco perché, nel mentre, occorre pensare anche a quali aiuti concreti devono essere messi in campo per aiutare famiglie e imprese a superare la crisi da caro bollette che vede falcidiare i rispettivi bilanci. Per questo occorre che il nuovo governo, qualunque esso sia, metta subito mano a misure che abbassino i costi per l’energia domestica, aziendale e per la mobilità. In questo senso al di là dell’Iva sui prodotti energetici, occorre agire sospendendo subito almeno le tante accise che fanno lievitare i costi alla pompa - conclude Fusignani - Non c’è più spazio per le imboniture televisive stile Salvini 2018 che sottoscriveva un contratto col quale garantiva l’azzeramento delle accise entro i primi tre mesi del governo giallo-verde: stavolta bisogna non fare proclami e agire subito. Anche perché tre mesi dal 25 settembre sarebbero tanti per salvare il Paese, che resterà mestamente orfano dell’autorevole capacità di Mario Draghi, e troppi per salvare famiglie e imprese".

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