Consumo di suolo in aumento, Legambiente: "Troppe urbanizzazioni, salviamo il nostro territorio"

Non si ferma il consumo di suolo a Ravenna anche per il 2019, che dal rapporto di Ispra si attesta un incremento di ulteriori 10,06 ettari di suolo consumato sul territorio comunale

Non si ferma il consumo di suolo a Ravenna anche per il 2019, che dal rapporto di Ispra si attesta un incremento di ulteriori 10,06 ettari di suolo consumato sul territorio comunale e 21,4 considerando invece tutta la provincia. “Valori ancora insostenibili, che non manifestano rallentamenti rilevanti in discontinuità con le pianificazioni del passato. La preoccupazione però è che molto ancora debba concretizzarsi in termini di nuove urbanizzazioni”, sottolinea Legambiente

Da questo le preoccupazioni di Legambiente rispetto i nuovi progetti urbanistici che rischiano di essere attuati: "Nuovi centri commerciali, nuovi insediamenti abitativi anche sulla costa e ora anche nuove strade rischiano di aggravare fortemente un territorio che già ha dato in termini di consumo di suolo - continuano gli ambientalisti -  Citando un elenco sicuramente non esaustivo, sono il Pua di Lido di Classe e del quartiere San Giuseppe, nuove urbanizzazioni a Casalborsetti, ulteriori lottizzazioni a Lido di Savio per strade e appartamenti e la recente proposta di collegamento stradale tra Ravenna e Venezia. Insomma, non c’è pace per il consumo di territorio nel ravennate. Alcune di queste pianificazioni sono sicuramente eredità del passato, ma nulla si sta facendo per ostacolarle".

L’appello di Legambiente è quindi rivolto alla politica locale "a non procrastinare gli impegni per il raggiungimento del consumo di suolo a saldo zero. Un percorso che deve essere accelerato dalla definizione del nuovo Pug e l’abbandono dei vecchi progetti non in linea con l’idea di un’urbanistica resiliente agli effetti dell’emergenza climatica. Ritardi che rischiano oltretutto di manifestarsi anche a livello regionale con pericolosi slittamenti degli obiettivi della L.R 24/2017. Sul territorio stanno nascendo opportunità di rigenerazione urbana, come l’intervento sulla Caserma Dante o quello al quartiere San Biagio Nord grazie a finanziamenti regionali. Interventi, però, a cui parallelamente deve accostarsi l’idea che non è più possibile continuare a consumare suolo vergine realizzando centri commerciali, nuove strade e nuove abitazioni".

Articolo 1 e Sinistra per Ravenna

"I dati sul consumo di suolo forniti pochi giorni fa dal Rapporto Ispra-Snpa del 2020 sono chiari e impressionanti: continua nel nostro Paese un consumo del suolo assolutamente insostenibile che aggrava tra l'altro il cambiamento climatico in corso e i suoi effetti e indebolisce le necessarie politiche di resilienza e mitigazione". A parlare sono Articolo 1 e Sinistra per Ravenna: "Nel 2019 infatti si è avuto un ulteriore consumo di suolo per urbanizzazioni di ben 57 kmq (57 milioni di mq) pari a 2mq al secondo. Il Rapporto ha evidenziato che in Italia il Veneto (con 785 ettari) e Lombardia (con 642 ettari) sono le Regioni che nel corso del 2019 hanno consumato più suolo per urbanizzazioni pubbliche o private ma anche nella Regione Emilia-Romagna, con 404 ettari di suolo consumati nel solo 2019, il trend di urbanizzazione del suolo agricolo o di aree naturali non è davvero più sostenibile. La provincia di Ravenna con 18.577 ha di nuova urbanizzazione nel 2019 presenta un quadro di occupazione del suolo più contenuto rispetto alla media nazionale e regionale ma il Comune di Ravenna (anche in ragione delle sue ampie dimensioni) si colloca al primo posto in valore assoluto nella Regione Emilia-Romagna con 6.911 ha consumati. Tali dati sono figli di una stagione urbanistica ispirata all'idea che, a fronte della riduzione delle attività manifatturiere, l’attività immobiliare costituisse in Italia e in Europa il principale motore dello sviluppo economico e finanziario, che ha dato vita a una bolla speculativa, nettamente al di sopra dei bisogni reali della comunità, che come è noto è totalmente saltata con la crisi del 2008. Ciononostante, per l'effetto di trascinamento dei vecchi piani urbanistici e dei loro strumenti attuativi, ancora oggi ovunque, e anche a Ravenna, si continua a costruire per abitazioni di cui non c'è bisogno, per nuovi centri commerciali e per altre attività terziarie già abbondantemente sature".

"E' dunque urgente una svolta netta e profonda - continuano - bisogna passare dal consumo insostenibile di suolo e dall'idea che sia possibile allargare all'infinito il perimetro urbanizzato all'idea della riqualificazione e rigenerazione urbana, sulla città esistente volte a migliorare la qualità dell'abitare e la vivibilità e qualità dei quartieri, dei centri del forese e del litorale, anche con interventi di architettura verde e bioclimatica; migliorare gli spazi e i servizi pubblici a partire dalle aree verdi e alberate che vanno significativamente ampliate anche per mitigare il riscaldamento climatico e l'inquinamento e dalle reti per la mobilità sostenibile ( trasporto pubblico e mobilità ciclabile ), qualificare gli edifici dal punto di vista energetico, sismico e ambientale; salvaguardare, ampliare e valorizzare le aree di interesse naturalistico. Evidenziamo tra l’altro che tale svolta ha oggi la possibilità straordinaria e concreta di avvalersi del Superbonus del 110% approvato dal Governo Conte, che può produrre sviluppo sostenibile, lavoro per le imprese del settore e occupazione, e degli investimenti che saranno sostenuti dal nuovo accordo Europeo del Recovery Fund. Per questo come Articolo Uno di Ravenna e Sinistra per Ravenna condividiamo innanzitutto la posizione assunta dai Consiglieri di Emilia-Romagna Coraggiosa volta a mantenere ferma la scadenza prevista dalla Legge regionale, del 31/12/2020 per la decadenza ovunque dei vecchi Piani Urbanistici al fine di elaborare e approvare Piani Urbanistici Generali che rappresentino una profonda svolta rispetto al passato e che siano ispirati al principio del consumo zero di nuovo suolo (con la sola eccezione delle opere pubbliche o di pubblica utilità altrimenti non realizzabili). L’emergenza sanitaria legata al Covid non può essere una motivazione per uno slittamento di tale data. In secondo luogo, chiediamo all'Amministrazione Comunale di Ravenna di avviare da Settembre la più ampia discussione sul territorio con i cittadini e con le forze economiche, sociali, ambientaliste sui criteri e gli obiettivi fondamentali del nuovo Pug di Ravenna, partendo dalle prime elaborazioni degli esperti e dell'Ufficio di Piano".

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