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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca

Falsi permessi di soggiorno, sgominata la banda che li produceva: oltre 80 indagati

Il gruppo avrebbe messo in piedi un business illegale che consisteva nella produzione di documenti falsi che venivano acquistati da persone extracomunitarie a prezzi che si aggiravano intorno ai duemila euro a pratica

Un'indagine della polizia di Padova, coordinata dalla procura, ha portato a scoprire un’associazione criminale specializzata nella falsificazione di documenti finalizzata al rilascio di permessi di soggiorno. Il gruppo avrebbe agito almeno a partire dal 2020 in varie zone del nord-est: Padova, Rovigo, Venezia, Vicenza, Treviso, Ferrara, Parma, Rimini e anche Ravenna. Al termine degli accertamenti la squadra mobile ha eseguito una serie di misure cautelari nei confronti di cinque persone italiane residenti tra Padova, Monselice, Porto Viro e Fiesso Umbertiano (Rovigo).

Secondo quanto accertato dalle indagini, il gruppo avrebbe messo in piedi un business illegale che consisteva nella produzione di documenti falsi (contratti di assunzione, buste paga, eccetera) che venivano acquistati da persone extracomunitarie a prezzi che si aggiravano intorno ai duemila euro a pratica. Una sorta di agenzia abusiva che agiva tramite società fasulle, appositamente costituite e di fatto non operative. I documenti erano necessari agli stranieri per ottenere poi il rilascio o il rinnovo di permessi di soggiorno ai quali non avevano diritto. Gli investigatori hanno accertato 77 pratiche illegittime ma il numero complessivo, con tutta probabilità più alto, è sconosciuto. A carico degli indagati sono stati ipotizzati il reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e quelli di falso materiale e ideologico. 77 stranieri sono indagati a piede libero.

Promotori e organizzatori dell'associazione sarebbero un 50enne di Porto Viro (Rovigo) e un 58enne di Monselice (Padova), entrambi destinatari di misura cautelare in carcere: erano loro a entrare in contatto con gli extracomunitari, concordando il servizio. Al loro fianco un 48enne di Fiesso Umbertiano, ora agli arresti domiciliari, con ruolo prettamente esecutivo: in qualità di datore di lavoro fittizio, era incaricato di recarsi personalmente, assieme all'avvocato, presso gli uffici immigrazione delle questure o gli sportelli delle prefetture, oltre che di rintracciare gli stranieri da regolarizzare ("pensa quanti negroni devo vedere io tutti i giorni e tutte le sere", commentava in una delle conversazioni intercettate dagli investigatori).

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Pienamente coinvolti nella struttura associativa anche due professionisti, un 57enne di Porto Viro, consulente del lavoro, e un 48enne di Padova iscritto all’Ordine degli avvocati di Vicenza. Per entrambi è stato disposto il divieto di esercitare la professione per 6 mesi. Il primo avrebbe messo a disposizione le proprie credenziali di accesso alle banche dati dei vari enti pubblici, elaborando i documenti e le attestazioni necessarie (i falsi contratti di assunzione, i cedolini stipendiali, lettere di licenziamento), registrandoli presso il Centro per l'impiego territoriale, contribuendo a simulare i rapporti di lavoro inesistenti tra gli stranieri e le società oggetto di indagine.

L'avvocato, delegato dai titolari delle ditte complici per la gestione delle pratiche pendenti presso gli sportelli delle prefetture, avrebbe a sua volta concorso nella formazione della serie di atti e documenti falsi. Quest’ultimo, insieme al 58enne di Monselice (ritenuto figura apicale del sodalizio), era già stato coinvolto nel 2020 in un’altra indagine della procura e della squadra mobile di Padova, sempre per le stesse tipologie di reato. Ciò ha indotto gli stessi indagati a indirizzare le “richieste” di emersione e regolarizzazione verso le questure e prefetture di più province, allo scopo di eludere le più che probabili verifiche da parte dei pubblici ufficiali della questura di Padova.

L'indagine ha preso avvio alla fine del 2020 a seguito degli accertamenti della questura padovana sui rapporti lavorativi dichiarati e documentati da alcuni soggetti di nazionalità nigeriana in sede di richiesta di rinnovo e conversione del titolo di soggiorno per motivi di lavoro, essendo emersi dubbi sulla veridicità di questi rapporti. In occasione delle prime visite ispettive operate in collaborazione con gli Ispettorati del Lavoro di Venezia, Rovigo e Ferrara presso le società individuate (aventi sedi e unità locali nelle località di Adria, Porto Tolle, Lendinara, e Fiesso Umbertiano, Quarto D'Altino e Codigoro), è stata riscontrata la totale assenza di locali e dipendenti. Nessuna delle attività dichiarate (commercio all'ingrosso di carne fresca, congelata e surgelata, acquacoltura in acqua di mare, salmastra o lagunare, trattamento e rivestimento dei metalli e commercio all'ingrosso di materiali da costruzione) è risultata essere realmente svolta, ciò a fronte di 86 assunzioni operate nel 2020 e ulteriori 88 nel 2021 (in virtù sia del decreto flussi che delle procedure di emersione).

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