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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Francesco accoglie il migrante Emon: "Rappresenta la parte profuga di me che vuole essere accolta"

Tra i partecipanti al progetto di Welcome Refugees c'è Francesco Zanellati, 29enne ravennate che da poco è stato abbinato a Emon Hossain, 18enne del Bangladesh ospite di una comunità

Prosegue a pieno ritmo l’attività dell’Albo delle famiglie accoglienti del Comune di Ravenna, l’iniziativa lanciata la scorsa primavera per mettere insieme i diversi modi di aiutare chi attraversa un momento di difficoltà e ha bisogno del tempo, dello spazio e della disponibilità di chi può offrire aiuto. L’Albo, la cui gestione è affidata, da ottobre, all’associazione Refugees Welcome Italia, ha visto negli ultimi tempi una forte crescita di iscrizioni, in particolare da parte di chi vuole mettersi a servizio degli altri.

Tra i progetti proposti da Refugees Welcome Italia insieme a Unicef e confluito nell'Albo delle famiglie accoglienti c'è anche 'Fianco a Fianco', per il quale solo nel mese di ottobre sono state attivate sette relazioni di mentoring. Si tratta di abbinamenti tra persone italiane o che risiedono da tempo sul territorio (mentori) e altrettanti migranti (mentees) bisognosi di avere un punto di riferimento per i loro bisogni: imparare l’italiano, studiare per la patente, cercare lavoro, socializzare. In quattro casi, la mentoring è stata attivata per quattro donne di origine nigeriana, sole e con figli. Gli altri tre matching riguardano tre neomaggiorenni provenienti dal Bangladesh, dalla Nigeria e dal Mali. Al momento, ad attendere un nuovo abbinamento, ci sono cinque candidati mentori.

L'esperienza di Francesco ed Emon

Tra i partecipanti al progetto Fianco a Fianco c'è Francesco Zanellati, 29enne ravennate che da poco è stato abbinato a Emon Hossain, 18enne del Bangladesh ospite di una comunità. Francesco si è offerto come mentore per il giovane, per cercare di aiutarlo a integrarsi e a imparare l'italiano, ma non solo.

"La proposta di partecipare al progetto è arrivata da un'amica - spiega il 29enne, in passato già volontario in un centro di ascolto Caritas - Ho deciso di farne parte perchè ero curioso di mettermi alla prova, volevo vedere come avrei reagito confrontandomi con realtà e storie molto diverse dalle mie. Credo di essere stato scelto perchè ho un profilo accattivante! (ride, ndr). E' raro trovare ragazzi giovani che si offrono come mentori, e per un giovane migrante riuscire ad avere una relazione di amicizia con una persona di 60 è sicuramente più complicato".

Francesco ha incontrato Emon a ottobre. "Si è subito aperto molto, ovviamente non credo mi dica tutto ma è partito a ruota libera a raccontarmi anche della sua vita in Bangladesh - dice il giovane mentore - Mi ha raccontato che venire in Italia per lui è stato difficilissimo. E' arrivato in Libia in aereo, ma una volta lì l'unico modo per arrivare in Italia è rivolgersi agli scafisti. Molti tornano indietro a quel punto, ha parlato di fucili, gente che sparava, documenti persi... Lui è andato avanti e si è imbarcato, dopo 30 secondi sul gommone era già tutto bagnato, solo con una felpa, era sicuro che sarebbe morto. Ha deciso comunque di partire perchè aveva il "mito dell'Italia". E infatti ora fa un corso da pizzaiolo!".

Tra i due ragazzi è nata una bella amicizia: "Ci sentiamo ogni giorno via messaggio - racconta Francesco - e ci organizziamo per fare cose: siamo andati a bere una birra, l'ho portato a fare una passeggiata al mare a Marina di Ravenna, lui il mare lo aveva visto solo sul gommone. Non solo: Emon gioca a cricket all'Ippodromo, e presto andrò anche io a giocare con lui. Ma cercherò anche di farlo uscire con i miei amici, perchè è di questo che ha bisogno, di integrarsi un po' tra gli italiani, perchè nella comunità bengalese con cui esce di solito non parlano mai italiano ovviamente. E' un'esperienza che mi mette a confronto con la parte di me che rappresenta questo ragazzo: la mia filosofia di vita è che ogni persona che incontro mi fa da specchio, ed Emon è specchio di una parte inconscia di me che io non riesco a vedere. Mi sta dando una chance per conoscermi meglio, rappresenta la parte profuga di me, che vuole essere accolta e ascoltata".

Nel frattempo continua la ricerca degli attivisti, persone volontarie che abbiano voglia di diffondere l’Albo e dare una mano nell’organizzare e realizzare le iniziative, così come nel “seguire” le relazioni attivate tra i mentori e i mentees. "E' un'esperienza che consiglierei, ma solo se si sente davvero di voler fare questa cosa, e non se la si vuole vivere come una cosa da fare a tempo perso", spiega Francesco. Per tutte le categorie di chi offre e chi cerca, attivisti compresi, ci si può iscrivere sul sito albofamiglieaccoglienti.comune.ra.it.

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