Cronaca Brisighella

Alluvione, il presidente dei geologi: "Mancano risposte ai cittadini, la montagna rischia lo spopolamento"

"Subito la nomina del commissario e deroghe alle normative vigenti. Non basta ricostruire occorre ridare spazio all'acqua"  

"I soldi non arrivano e nemmeno le risposte ai cittadini. Molti Comuni hanno esaurito i fondi e le imprese di movimento terra non possono continuare a fare i lavori". La situazione dei comuni montani in Emilia Romagna e nel Ravennate colpiti dalle frane causate dall'alluvione continua a preoccupare, come sottolinea Paride Antolini, presidente regionale dell'Ordine dei Geologi. Qualche giorno fa aveva parlato di numerose frazioni ancora isolate e di quasi mille frane censite.

"Ora la situazione è cambiata, i numeri sono diversi - prosegue Antolini - ma restano situazioni nel ravennate, come la frazione di Purocielo a Brisighella, con molte criticità". In altre zone, anche verso il forlivese, ci sono frane che minacciano case. Tra Modigliana, Lovadola, Tredozio e sul Trebbio. "Senza indicazioni precise dalle istituzioni, i privati non sanno come comportarsi".

Antolini nella sua attività professionale si trova a fare sopralluoghi in abitazioni. "Proprio venerdì sera sono intervenuto in una strada di proprietà privata d'accesso a una casa in montagna. Per ripristinare tutto occorrono circa 150mila euro. Senza provvedimenti urgenti solo chi ha la possibilità economica riuscirà a rientrare. Tanti altri decideranno di spostarsi. C'è il rischio che la montagna si spopoli", avverte Antolini.

Anche da parte sua c'è l'invito a nominare subito il commissario straordinario. "Non mi interessano gli aspetti politici di questa vicenda, la cosa importante è che venga individuata una figura che conosca il territorio e la montagna. La gente che vive questi luoghi è il vero presidio. Ci sono giovani che hanno creduto in questi posti, hanno investito e ci vivono".

Alla nomina di un commissario, Antolini chiede di affiancare anche delle normative speciali per affrontare velocemente l'emergenza. "Occorre andare in deroga all'attuale percorso legislativo. Con le regole di oggi se una persona volesse partire con un cantiere privato avrebbe bisogno di almeno due mesi per completare l'iter burocratico. Tra l'ottenimento della Scia per l'inizio di attività e le norme che regolano il vincolo idrogeologico e paesaggistico si rischierebbe di arrivare all'autunno con i cantieri ancora da avviare. Senza considerare il tempo di trovare le aziende da impiegare nei lavori e il rischio che tutto si blocchi subito, con l'arrivo dell'inverno".

Antolini non condivide il paragone tra l'alluvione e il terremoto. "Qui non si deve parlare di ricostruzione dopo un sisma, ma di riprogettare un territorio. Si deve discutere e mettere in atto un piano sul dissesto idrogeologico che affronti il problema di dare spazio all'acqua. Occorrono anni, non bastano interventi a spot sulle casse d'espansione, bisogna pensare di spostare gli argini".

Secondo lui, non servono a nulla nemmeno i bonus. "Con quelli è stato sbagliato tutto, abbiamo dato dei soldi per abbellire case con i cappotti, ma non le abbiamo messe in sicurezza. Dobbiamo affrontare di petto il tema del dissesto, che  - conclude - è cosa ben diversa dal cambiamento climatico". 

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