Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

'L'Italia del Pere-Lachaise': Parigi e Ravenna unite in memoria di Aurelio Orioli

Il volume raccoglie la memoria straordinaria di 50 italiani di Francia e francesi d'Italia sepolti al Père-Lachaise della capitale francese, uno dei più importanti cimiteri del mondo

E' nato dalla collaborazione tra Parigi e Ravenna, a seguito di una recente visita di ravennati alle tombe di Orioli e Gobetti, il volume "L'Italia del Père-Lachaise" che raccoglie la memoria straordinaria di 50 italiani di Francia e francesi d'Italia sepolti al Père-Lachaise della capitale francese, uno dei più importanti cimiteri del mondo. Voluto dal Consolato Generale d'Italia a Parigi guidato dalla Console Emilia Gatto, in collaborazione con il Comitato degli Italiani all'estero, il Ministero degli Affari Esteri e numerose associazioni e imprese di entrambi i Paesi, si avvale del patrocinio della Ville de Paris e dei comuni di Ravenna, Napoli e Pesaro e il contributo tra gli altri della Fondazione Cassa di Ravenna.

Il volume, fresco di stampa, dopo la presentazione all'Ambasciata di Francia a Roma è approdato a Ravenna mercoledì pomeriggio in sala Bandini della Cassa, in via Boccaccio, in un pubblico incontro. Un omaggio alla nostra città dovuto alla memoria di Aurelio Orioli, antifascista e patriota repubblicano di San Pietro in Vincoli, al quale sono dedicate alcune pagine con scritti di Antonio Patuelli e Giannantonio Mingozzi, che ricordano anche "tutti gli italiani morti per la libertà". Oltre ad Orioli compaiono nel volume scritti e documentazioni fotografiche dedicate tra gli altri a Vincenzo Bellini, Maria Callas, Amedeo Modigliani, Gioachino Rossini, Luigi Cherubini, Yves Montand, Carlo Bugatti, i fratelli Rosselli, Eugenio Chiesa, Amilcare Cipriani e Piero Gobetti.

Alla presentazione sono intervenuti Antonio Patuelli, presidente della Cassa, il vicesindaco Eugenio Fusignani, Emilia Gatto, Console Generale d'Italia a Parigi, per gli italiani all'estero Claudia Donnini, Ernesto Pianelli per il Ministero degli Affari Esteri, Giuseppe Alfieri presidente della Fondazione Cassa, Sauro Mattarelli e Daniele Roncaglia ai quali si deve " Piazza Orioli", Paola De Angelis per l'associazione Italia- Francia, Giorgia Orioli nipote di Aurelio e Giannantonio Mingozzi che ha concluso i lavori.

Antonio Patuelli ha ricordato che, ancora giovanissimo, nell’estate del 1980, presentatogli tramite colleghi della madre, lo venne a trovare a casa a Ravenna un anziano mazziniano, originario di San Pietro in Vincoli, Aurelio Orioli, fuoruscito antifascista alla fine degli anni Venti, riparato a Parigi, dove, contemporaneamente a Sandro Pertini, svolse anche umili lavori come quello di manovale muratore. Orioli era quell’estate in vacanza a San Pietro in Vincoli e, come ogni anno, sarebbe tornato a Parigi che era diventata la sua città d’adozione, dove aveva diritto anche a tutte le garanzie sociali che mi descrisse. "Orioli venne da me – ha raccontato il Presidente Patuelli – per consegnarmi moralmente la custodia della tomba di Piero Gobetti (anch’egli fuoruscito a Parigi e morto poco dopo nel 1926) che Orioli stesso aveva custodito per circa mezzo secolo. Rimasi sorpreso ed emozionato per quell’atto di alta considerazione morale e, pochissimi mesi dopo, andai a Parigi, cercai Orioli di cui avevo solo l’indirizzo di abitazione, ma non il numero di telefono, che non possedeva. Reperii la casa ove abitava. Si affacciò una signora che parlava un italiano stentato, antico: era un’italiana, anch’essa fuoruscita nel ventennio, che mi indirizzò al luogo dove Orioli si tratteneva il pomeriggio per varie ore: un negozio di alimentari. Trovai Aurelio, con cui andai l’indomani a visitare il Père-Lachaise. Mi portò subito alla semplicissima tomba di Gobetti che effettivamente aveva bisogno anche di lavori di consolidamento. Poi Aurelio mi fece compiere una lunga e molto interessante passeggiata in quel memorabile cimitero dove vi erano le tombe di italiani soprattutto illustri morti a Parigi: le spoglie di alcuni erano state, poi, traslate in Italia ed era rimasto il monumento o la lapide funebre, di altri vi erano rimaste anche le spoglie mortali. Si trattò di un viaggio nella storia più eroica dell’intransigenza morale e civile di italiani che non si arresero di fronte alle coercizioni, intimidazioni e violenze. Orioli mi raccontò anche  delle complessità delle attività antifasciste degli anni Trenta a Parigi, che era capitale dei fuorusciti, e della povertà in cui vivevano: visitai anche la sua abitazione che era sempre la stessa da mezzo secolo: una casa di trenta metri quadri, dalle strutture deboli, fatta più da tramezzi che da muri. Le stanze erano solo due, la camera da letto e una minuscola cucina che al tempo stesso era anche soggiorno e pranzo. Il solo letto era autorevole: glielo aveva donato in eredità un altro mazziniano fuoruscito a Parigi, Cipriano Facchinetti. Appena tornato in Italia andai, il 10 febbraio 1981, dall’allora Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, che ben conoscevo innanzitutto come caposcuola di studi storici nell’Università di Firenze dove avevo studiato. Gli raccontai tutto quello che avevo visto e saputo da Orioli. Immediatamente, in mia presenza, dette disposizioni all’Ambasciata d’Italia a Parigi di restaurare e custodire a tempo indeterminato la tomba di Piero Gobetti. Lo riferii subito ad Orioli che fu molto soddisfatto. Ora questa storia emblematica e tante altre – ha concluso il Presidente Patuelli – sono racchiuse in questo bel volume di grande formato, pieno di indimenticabili significati innanzitutto morali".

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