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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Sanità, il nodo delle Case della Salute: "la mancata adesione dei medici di base all'origine del ritardo"

Incontro sulla riorganizzazione dell'Ausl voluto dai sindacati. Il sindaco de Pascale: "Più integrazio con Villa Maria per il settore cardio-vascolare".

Riorganizzazione ospedaliera al vaglio dei sindacati, che giovedì mattina, all’hotel Cube di Ravenna, hanno dato vita a un lungo incontro con il direttore generale dell’Ausl Romagna, Marcello Tonini, e con i sindaci di Ravenna, Michele de Pascale, Faenza, Giovanni Malpezzi, e Lugo, Davide Ranalli. A illustrare i punti ritenuti più critici rilevati da Cgil, Cisl e Uil è stato, nella relazione introduttiva, il segretario della Uil Ravenna Paolo Palmarini. Cinque i concetti chiave su cui hanno puntato i sindacati: capillarizzazione delle prestazioni di primo livello, non ridondanza dei servizi di complessità medio-alta, inclusività dei servizi in modo da evitare il più possibile lo spostamento degli utenti, differenziazione delle vocazioni, rilevanza delle funzioni sanitarie territoriali.

La proposta di un primario unico per la Romagna per una determinata disciplina non convince i sindacati, che temono che venga favorita la sede in cui il primario è incardinato a discapito delle altre. Preoccupazione poi per le Case della Salute: “L’ambito ravennate è in forte ritardo – ha sottolineato Palmarini -. Dello sviluppo delle Case della Salute si parla da troppo tempo e oggi solo in pochi casi sono una reale alternativa all’ospedale, spesso per lo scarso interesse che il progetto riscuote nell’ambito dei Medici di Medicina Generale. Non possiamo pensare che lo sviluppo e il consolidamento di un servizio alla popolazione sia condizionato dall’adesione su base volontaria di un professionista. Riteniamo pertanto che nella Case della Salute debbano essere previste figure alle dirette dipendenze del Servizio Sanitario Regionale”.

LE VOCAZIONI – Il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, come già aveva fatto in consiglio comunale, è tornato sul tema delle vocazioni ospedaliere. “Non sono d’accordo che le vocazioni distintive dell’ospedale di Ravenna non siano chiare. Secondo me, il documento presentato dall’Ausl delinea due elementi fondamentali: cardiovascolare e onco-ematologia.  Se vogliamo essere un grande polo cardiovascolare, il Santa Maria delle Croci e Maria Cecilia Hospital devono suonare in un’unica orchestra. Il livello di integrazione va aumentato”.

“La seconda grande sfida – ha proseguito de Pascale - è quella più radicata nella storia della nostra terra: per l’onco-ematologia ci siamo battuti troppo poco. Sull’ematologia in particolare abbiamo una tradizione indiscutibile e ora abbiamo la possibilità di fare terapie che altrove non si possono fare. L’Ausl individua in Ravenna il centro di sperimentazione farmaci di fase 1 e il centro trapianti. In un rapporto di collaborazione con l’Irst di Meldola, Ravenna può diventare un centro di livello nazionale”.

LA PAROLA ALL’AUSL – Ha usato una metafora calcistica il direttore generale dell’Ausl, Marcello Tonini, per spiegare il ruolo dei primari unici in un’ottica di integrazione romagnola. “Tutti i giorni assistiamo a qualcuno che fa la madre di tutte le domande: quale senso ha questa operazione? Michele (de Pascale, ndr) diceva che ci vuole una sanità di medio-alto livello per il 95% della casistica, mentre quel 5% di casi più complessi è giusto concentrarlo. Questo è il ragionamento corretto. Percorsi di riordino, in questo territorio, sono già stati fatti in tempi non sospetti. Quel 5% è il valore aggiunto dell’azienda. Ci si gioca tanto perché sono i casi più complessi e rari, che quattro esperienze divise non permetterebbero di affrontare. Questo ragionamento se ne porta dietro un altro, quello dei professionisti. Il primario chirurgico-toracico di Forlì, per esempio, deve muoversi, venire a operare a Ravenna se necessario. Poi, se a Ravenna c’è un caso particolarmente delicato, sarà il paziente ad andare a Forlì. I primari, insomma, devono “giocare” su tutti i campi, passarsi la palla. Se non riescono a fare quello, vanno in panchina”.

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