Cronaca

"Dissuasa a non iscrivere mio figlio a scuola perchè disabile": la denuncia di una mamma

Non rassegnandosi davanti alla difficoltà incontrata nel crescere un figlio con disabilità, ha scritto una lettera di denuncia nei confronti di una scuola che, invece di accogliere, scoraggia

Non ha potuto tacere il suo disappunto e, non rassegnandosi davanti all'ennesima difficoltà incontrata nel crescere un figlio con disabilità, ha preso carta e penna per scrivere una lettera di denuncia nei confronti di una scuola che, invece di accogliere, scoraggia.

E' la storia di Andrea, un ragazzo disabile che vive nel ravennate e che il prossimo anno dovrà frequentare le scuole superiori. I genitori, impegnati da sempre a mettere la serenità del figlio al primo posto, hanno cercato, come tutti i genitori, di prendere informazioni sugli istituti più accoglienti e disponibili e si sono resi conto che molti spendono belle parole, ma poi al momento in cui bisogna passare alla preiscrizione le cose cambiano.

"Non resto in silenzio - si legge nella lettera scritta dalla madre del giovane - e non mi rassegno di fronte a manifeste falsità contrarie a verità e vergognose, non resto inerme di fronte a una scuola che dice di non aver posto per mio figlio. Sto lottando per il suo diritto allo studio e non è giusto che io debba subire l'umiliazione di ascoltare quanto siano difficili l'organizzazione e l'accoglienza per la disabilità e quanto possa essere un peso sul funzionamento di un istituto. Non mi rassegno, le difficoltà che ho incontrato nel crescere mio figlio non mi hanno fermato e non starò in silenzio di fronte a questi episodi e a una società che non è ancora pronta alla diversità".

Vogliamo raccontare con le parole scritte da questa madre ciò che è accaduto. "Sono alle prese con l'iscrizione di mio figlio alla scuola secondaria di secondo grado (superiori). E’ da circa un anno che cerco informazioni, studio, mi confronto con le insegnanti, prendo contatti e soprattutto mi chiedo, tenendo conto delle peculiarità, delle capacità e della forza relazionale di mio figlio, e non di meno del buon senso, quale sia la scuola adatta. Partecipo a incontri per l’orientamento, ricevo opuscoli informativi di questo o quell’istituto; li studio, valuto i contenuti. Da dicembre le scuole aprono le porte alle famiglie (con gli open day) in previsione delle iscrizioni, e mi reco a visitare un paio di scuole. La mia attenzione si sofferma su istituti che hanno una lunga esperienza dell’accoglienza di alunni con disabilità e, inoltre, sono ricchi di laboratori e progetti. L’accoglienza è buona: i docenti e gli studenti fanno visitare le aule, i laboratori, le palestre e decantano la formazione e la preparazione che offrono. Nessuno prospetta problemi di alcun genere. Ma poi incontro la coordinatrice del sostegno che, oltre a prendere informazioni su mio figlio, non fa altro che elencare le difficoltà oggettive che si presentano di fronte ad iscrizione di un alunno disabile. Sembra che il problema sia questione di numero e spazi; usa tante argomentazioni per sconsigliarmi la scelta. In poche parole in quell’istituto ci sono troppi alunni disabili iscritti rispetto ad altri, e quindi farei meglio a rivolgermi anche ad altre scuole".

"All’improvviso tutto ciò che di buono e positivo mi era apparso dalle visite guidate mi appare come una vetrina in bella vista dietro la quale si nasconde un’amara verità - spiega la madre - L’istituto adotta una politica di dissuasione dall’iscrivere alunni con disabilità. Non sono soddisfatta. Chiedo appuntamento al dirigente, per poter meglio capire quali possano essere le risorse e gli strumenti che può adottare per superare queste difficoltà; ma, per impegni scolastici e periodi di scrutini, al momento non può incontrarmi. Non si sa come, però, appena arriva la domanda d’iscrizione può ricevermi nell’immediato o il giorno dopo. Mi reco all’appuntamento con mio marito. Alla fine di questo incontro, dopo aver cercato di far valere le mie ragioni anche affermando che la disabilità non è solo in una sedia a rotelle o in una stampella, ma vive nella nostra mente, perché finché non riusciamo ad abbattere le barriere mentali saremo tutti un po’ disabili e lei ne è la prova, la dirigente mi comunica che non avrebbe accolto la domanda d’iscrizione di mio figlio. Usciamo da quell’incontro con la certezza che quella non è la scuola adatta per il mio Andrea: non è una scuola accogliente, non promuove l’inclusione e non dà alcuna importanza allo sviluppo sociale. Sono al punto di partenza. Inizio a non dormire la notte! Ci sarà una scuola accogliente e inclusiva. Io lo so, esiste: vedo tutti i giorni insegnanti che lavorano e danno l’anima per i loro alunni disabili; insegnanti che si inventano mille strategie per aiutare i loro studenti. Incredula e amareggiata vado avanti".

"Nel frattempo - scrive la donna - vengo incalzata dalla professoressa del primo istituto che ha fretta di sapere se avessi preso una decisione in merito all’iscrizione e se avessi trovato un’altra scuola dove iscrivere mio figlio. Prendo appuntamenti con altri professori di diversi istituti che, a differenza del primo, non hanno argomentazioni per sconsigliarmi la scelta ma, devo dire, sono obiettivi. A questo punto, contatto un nuovo istituto, di diverso indirizzo. Chiedo di parlare con il dirigente, che però è impegnato per la questione Coronavirus. Vengo richiamata un’ora dopo e mi si comunica la risposta del dirigente: impossibile accettare l’iscrizione, perché le pratiche sono state chiuse ed è già stata effettuata la richiesta degli organici all’usp. Per tali motivi non si assume la responsabilità di accogliere un ulteriore alunno".

La storia, per ora, si ferma qui. L'amarezza è tanta e questa mamma non ha nessuna intenzione di lasciar perdere o rinunciare al diritto di studio di suo figlio. "Purtroppo so che la stessa situazione che stiamo vivendo noi la vivono anche altri genitori - conclude la mamma - Forse chiedo troppo, forse sono una sognatrice, ma il mio desiderio di incontrare una scuola che sappia accogliere tutti, mettendosi in prima linea per combattere insieme ai genitori una battaglia per l'uguaglianza e l'inclusione, quella vera, non verrà mai meno. Quindi io vado avanti". 

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