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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca

Troppe auto, poche piste ciclabili e passeggeri sui bus: performance ambientali scarse nel ravennate

È il quadro che emerge dal rapporto Ecosistema Urbano 2021. Nota dolente anche sulla raccolta differenziata, sulla qualità dell'aria e sulle energie rinnovabili.

Nel 2020 segnato dall’emergenza pandemica, i capoluoghi italiani non migliorano le loro performance ambientali: se è vero, infatti, che il Covid colpisce anzitutto le città modificandone contorni, regole e indirizzi, le emergenze urbane evidenziate negli anni precedenti rimangono le medesime e riflettono un sostanziale immobilismo nelle politiche improntate alla sostenibilità, seppur con qualche importante eccezione e best practice cui guardare per tracciare la rotta del cambiamento su scala nazionale.

È il quadro che emerge dal rapporto Ecosistema Urbano 2021, realizzato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Il report prende in considerazione 105 capoluoghi e tiene conto di 18 indicatori riguardanti sei componenti (aria, acque, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia) per stilare una classifica delle performance ambientali delle città: a fronte di un punteggio massimo teorico di 100, la media percentuale totalizzata dai centri urbani nel 2020 rimane ferma al 53,05%, identica a quella della scorsa edizione.

Ravenna si posiziona a metà classifica, in 51esima posizione (su 105 città), la stessa dell'anno scorso. Nella classifica generale emerge al secondo posto Reggio Emilia (77,89%), che prosegue la sua costante scalata: era al 24esimo posto tre anni fa, dodicesima due edizioni fa e quinta lo scorso anno. Nello specifico la città ha aumentato lo spazio dedicato ai pedoni e alla ciclabilità (prima in assoluto per piste ciclabili ogni 100 abitanti) e il numero di alberi piantumati.

Nella top ten troviamo anche Parma (68,53%), che si conferma al settimo posto come nel 2020, e Ferrara (66,77%) al decimo posto, che invece era al 22esimo posto nel 2020. Sebbene in totale sono 3 le città dell’Emilia-Romagna che si posizionano nei primi dieci posti per performance ambientali generali, restano da sottolineare i dieci punti di scarto fra la prima, Reggio Emilia, e l’ultima, Ferrara. Peggiora la posizione di Bologna, che perde sei posizioni rispetto allo scorso anno e si posiziona 22esima.

Performance per settore

Complice la pandemia, diminuisce un po’ ovunque l’utilizzo del trasporto pubblico, un andamento che si conferma soprattutto a Ferrara, Ravenna, Forlì e Cesena. Tra i Comuni di medie dimensioni Parma supera invece i 100 viaggi per abitante e tra i capoluoghi è quella con una maggiore offerta del trasporto pubblico, calcolata in km percorsi annualmente dalle vetture per abitante residente; Bologna invece riceve un bonus di 5 punti percentuali per l'efficienza di gestione economica del trasporto pubblico e il modal share.

Mentre in generale il tasso di motorizzazione dei capoluoghi italiani continua inesorabilmente a salire, l’Emilia-Romagna risulta fra le regioni con il maggior tasso di incidentalità e il maggior numero di morti, con Ravenna tra le città con il più alto tasso di auto ogni 100 abitanti. Nota dolente nelle le performance per il contenimento delle perdite idriche di rete, che restano scarse in tutta la regione. Le città di Bologna, Rimini e Reggio Emilia, ricevono però un bonus di punteggio di 5 punti percentuali per l’adozione di politiche e misure riguardanti il recupero delle acque meteoriche, la fitodepurazione e/o il recupero delle acque grigie.

Capitolo qualità dell’aria: in generale tutte le città emiliano-romagnole sono da bollino rosso sia per gli sforamenti delle polveri sottili (PM10), che per ozono (O3) e biossidi di azoto (NO2). Seppure anche nel 2020 la media annua dei 40 µg/mc di PM10 - valore limite per la protezione della salute umana fissato dalla direttiva comunitaria - viene comunque rispettata in tutte le città, la situazione peggiora se si guarda alla media giornaliera da non superare secondo i limiti di legge (50 µg/mc), con Ferrara che supera i 35 giorni consentiti. Anche sul fronte delle energie rinnovabili scarse performance in Emilia-Romagna (valore calcolato sulla potenza installata su edifici pubblici/1000 abitanti), con Parma, Piacenza, Modena e Ravenna che si pongono nel livello 0-4,6 KW/1000 ab. Per quanto riguarda poi l’uso efficiente di suolo, troviamo Ravenna tra le città peggiori, alla posizione numero 100.

Una nota dolente anche sulla raccolta differenziata: se a livello nazionale cala la produzione di rifiuti, con una media che si ferma a 514 kg pro-capite, in Emilia-Romagna ben 6 città superano ancora i 650 Kg/abitante: Reggio Emilia, Piacenza, Cesena, Modena, Ravenna e Rimini. Guardando alle piste ciclabili, nel 2020 Reggio Emilia registra il valore più alto con 45,74 metri equivalenti ogni 100 abitanti. Infine, Modena e Reggio Emilia si attestano fra le migliori 7 città italiane che superano i 40 alberi ogni 100 abitanti.

Ecosistema Urbano dedica spazio a quelle realtà che presentano buoni esempi di sostenibilità non sempre visibili guardando ai soli numeri e alle sole statistiche. Tra le diciotto buone pratiche premiate e inserite nell’edizione 2021 del rapporto anche due esempi in Emilia-Romagna: la casa di quartiere Ca’solare immersa nel Parco dell’Arboreto a Bologna, laboratorio di buone pratiche e ri-hub del Progetto Ecco – Economie Circolari di Comunità, e l’ex caserma Dante Alighieri di Ravenna, un’area di 15mila metri quadrati che sarà trasformata in un parco urbano con tanto di orti e giardini.

“Ecosistema Urbano fotografa un Paese in buona misura fermo, che torna addirittura indietro su alcuni indicatori ambientali: già nello scenario pre-pandemico, il rapporto descriveva capoluoghi che faticavano a decollare nelle politiche di sostenibilità, contribuendo a conflitti con l’Europa e a procedure d’infrazione, come per la depurazione delle acque o la qualità dell’aria. Il periodo pandemico, al netto di alcuni miglioramenti, ha complicato le cose – dichiara il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – Ora, però, nell’ambito del PNRR si apre una possibilità per invertire la rotta: sono i bandi pubblicati dai ministeri per l’assegnazione di risorse da destinare alla differenziata e alla costruzione di impianti di riciclo, alla nuova mobilità, alla forestazione urbana, al ciclo integrato delle acque. Essenziale sarà la capacità degli uffici tecnici delle città di sottoporre progetti adeguati che rispettino i criteri ambientali stringenti imposti dall’UE, ma anche un loro affiancamento da parte di strutture tecniche pubbliche centrali, per sopperire alla carenza cronica di personale e competenze delle amministrazioni locali”.

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