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Un romanzo su Dante e la Maratona di Ravenna per rivivere le emozioni della corsa

La struttura del romanzo si sviluppa attorno a una vicenda che ruota attorno alle spoglie di Dante Alighieri e che ha come punto di arrivo lo svolgimento della Maratona di Ravenna

Si può raccontare come le persone si avvicinano alla corsa e con quali sentimenti vivono questo sport senza per forza redigere un manuale tecnico o illustrare le biografie dei campioni? Ci hanno provato Andrea Panzavolta e Andrea Bassi, i due autori del romanzo dal titolo “Di corsa”, uscito nelle settimane scorse per la casa editrice Ponte Vecchio di Cesena. I due amici ravennati, entrambi 58enni, si sono conosciuti durante gli anni del liceo, quando frequentavano la stessa classe.

Attraverso la descrizione delle vicende della vita privata di quattro personaggi, il romanzo mette in luce le diverse motivazioni che li hanno portati a trovare soddisfazione nella corsa di fondo. Quello che emerge è proprio la varietà di sentimenti, le differenti emozioni, i vari modi di approcciarsi ma soprattutto il filo rosso che li tiene insieme: la sfida alla fatica e ai propri limiti, il piacere di sentire l’asfalto sotto i piedi, di trovarsi insieme agli altri sulla medesima strada, l’autodisciplina e la preparazione, il gusto di sentire l’aria nei polmoni e la soddisfazione di raggiungere un traguardo.

Gli autori del libro
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La struttura del romanzo si sviluppa attorno a una vicenda (in qualche modo noir) che con trovate originali ruota attorno alle spoglie di Dante Alighieri e che ha come punto di arrivo lo svolgimento della Maratona di Ravenna, evento cui partecipano tutti i protagonisti e dove le loro storie, apparentemente distanti, vengono a intrecciarsi in modo inaspettato. C’è molto Dante nel libro, ma in qualche modo filtrato attraverso una dimensione esistenziale. C’è anche molta Ravenna, le sue vie, i suoi angoli, i suoi monumenti, il suo orgoglio e la sua magia. Proprio come in una maratona la prima parte è una fase di preparazione in cui si accumulano elementi narrativi e premesse per poi prendere l’abbrivio nel momento in cui lo starter dà finalmente il via alla corsa.

"Essendo entrambi amanti della corsa - spiegano gli autori - pur apprezzando i molti testi sul tema, ci è parso che non ci siano racconti che parlino dei diversi modi di interpretare e vivere la corsa ai nostri giorni scavando nella dimensione vitale e nei sentimenti profondi delle persone. Abbiamo inteso proporre una riflessione su questi aspetti, ma senza cedere a un tono pesante e, al contrario, con leggerezza e puntando prima di tutto a far divertire il lettore. L’alternarsi delle vicende e delle storie porta a incuriosirsi e ad affezionarsi ai personaggi e ci pare che il piacere della lettura nello scoprire lo svolgersi degli eventi sia anche di stimolo per una riflessione sul senso e il valore, concreto e simbolico, della corsa. La vicenda si sviluppa tutta in un periodo pre-covid nel quale le attenzioni, le precauzioni e i divieti cui la pandemia ha costretto tutti i runner, come l’intera la società, non sono neppure immaginati. In un tempo così strano e terribile nel quale anche correre è divenuto un problema, almeno abbiamo la possibilità di rivivere le emozioni della corsa rifugiandoci nella lettura".

La copertina del libro
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