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Lunedì, 16 Maggio 2022
Politica

Asili nido in appalto, la protesta di Ancisi (LpRa): "Si risparmia sui lavoratori"

“Siccome i nidi per l’infanzia non sono scuole, quelli statali non esistono. A Ravenna, oltre a 21 privati, ne abbiamo 18 comunali, dei quali, in effetti, 7 sono già in appalto ad un consorzio privato cooperativo."

“Non è bastata la contrarietà dell’Uil  e nemmeno quella della CGIL, sostenuta anche da una raccolta firme, per evitare che l’amministrazione comunale di Ravenna, tirando dritto su una decisione assunta in sede politica, desse il via ad una procedura di gara, con il bando già pubblicato, per dare in appalto  ad un soggetto privato una scuola comunale. Un evento mai successo nella storia di questo Comune, e neppure mai discusso in Consiglio comunale, che colpisce la scuola per l’infanzia di via Caorle, zona Darsena. Dal prossimo settembre, resterà sì comunale, ma non più gestita dal Comune, bensì da un privato, con personale proprio e trattamento impari”: lo dice Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna.

“Siccome i nidi per l’infanzia non sono scuole, quelli statali non esistono. A Ravenna, oltre a 21 privati, ne abbiamo 18 comunali, dei quali, in effetti, 7 sono già in appalto ad un consorzio privato cooperativo. Scadendo il contratto con quest’anno scolastico, lo scorso 28 aprile il Comune ha indetto la nuova gara d’appalto per due anni rinnovabile per altri due. La Giunta comunale, avendo istituito una nuova sezione di nido, l’ha inserita nello stesso stabile della scuola per l’infanzia di via Caorle, dando all’edificio il nome di “Nuovo Polo per l’infanzia”. La scorrettezza è stata di avere infilato la propria vecchia scuola nella gara d’appalto dei nidi, rivolta di fatto al settore privato delle cooperative. L’appaltone, comprendente anche un servizio integrativo ad un nido e i Centri ricreativi estivi, ha un costo base di 26,8 milioni per i prime due anni. Per quelli successivi, la Giunta si è riservata di aggiungervi automaticamente altre scuole per l’infanzia senza limite, costi compresi. Il gioco delle scuole comunali in mano alle cooperative è dunque già fatto”.

“Si risparmiano un po’ di soldi? Con qualche sacrificio, ad esempio per i lavoratori. E soprattutto rompendo un principio sacrosanto. La scuola pubblica è pubblica e basta. Per esempio, la Costituzione dice che ci si entra solo per concorso, non per scelta discrezionale di un privato. Di quanto sopra chiedo al sindaco se intende fornire spiegazione alla cittadinanza, rispondendo a ad un' interrogazione in Consiglio comunale”, conclude Ancisi.

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