La festa di Santa Caterina fra proverbi, leggende e golosità

Il culto religioso, la storia d'amore, il dolce tradizionale, ma anche un po' di spirito. Ecco le origini della "devozione" dei ravennati per le "Caterine"

Ogni giorno dell'anno dovrebbe essere dedicato alle donne: madri o figlie, nonne o nipoti, sorelle, fidanzate, amiche e perfino sconosciute che incontriamo per strada. Il 25 novembre, però, è una data speciale: la Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Un tempo per riflettere, quindi, sul ruolo femminile nelle nostre vite. Ma a Ravenna questa è anche una speciale giornata di festa: la festa di Santa Caterina.

Il legame che lega la città dei mosaici a questa santa si fonda su più elementi. C'è naturalmente l'elemento di devozione religiosa, ma anche un po' di folklore locale che lega questa giornata alla figura femminile. Per questo la festa di Santa Caterina, soprattutto nel passato, era vissuta con grande partecipazione da tutta la città. Al culto cristiano si accompagna infatti una vecchia leggenda e una golosa tradizione dolciaria.

La leggenda

La tradizione che ha creato questo forte radicamento a Ravenna ha in effetti delle origini incerte. La leggenda cittadina vuole che vi fosse una storia d'amore tra un pasticcere e una giovane sarta. Il loro sentimento era però ostacolato dalla famiglia di lei. I due non potevano incontrarsi e così lui, per tenere vivo l'amore che provava per la ragazza, creò e le regalò un biscotto a forma di bambola per farla felice. 

Se vi chiedete qual è il legame con Santa Caterina, allora sappiate che Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto è anche patrona delle sarte e delle fanciulle da marito. Per questo la santa viene ancora oggi omaggiata in città con dei biscotti gustosi chiamati Caterine.

Questi biscotti vengono realizzati in forme diverse: bambola, gallo o gallina. La forma di bambolina che viene data al biscotto rappresenta in effetti proprio la santa protettrice, mentre la gallina è un auspicio di fecondità per le ragazze. Il gallo, invece, dovrebbe annunciare il giorno del ritorno e del rinnovamento. La tradizione ravennate prevede quindi di regalare i galletti ai bambini maschi e gallinelle o bamboline alle femmine.

Nella religione cattolica

Le radici della tradizione legata a Santa Caterina si ritrovano dunque nella religione cristiana. Santa Caterina d'Alessandria, la cui ricorrenza si festeggia appunto il 25 novembre, viene ricordata come una santa di rara bellezza che si convertì al cristianesimo rifiutandosi di continuare a offrire sacrifici agli dei pagani. Santa Caterina è patrona delle fanciulle da marito, delle sartine, delle partorienti, dell’università e degli studenti. Si dice che per la sua leggendaria sapienza fosse capace persino di confondere i filosofi pagani.

I proverbi

Oltre alla religione e alle leggende romantiche, ci sono anche alcuni proverbi legati al giorno di Santa Caterina. Si può tornare indietro fino al 1922, quando il poeta romagnolo Aldo Spallicci scrisse a proposito dei biscotti: "Par Santa Catarena / e’ gal e la galena / la bela bambuzèna" (per Santa Caterina il gallo, la gallina e la bella bambolina) e a questi versi si era soliti aggiungere "pianzì burdel s’avlì di brazadel” (piangete bambini se volete le ciambelline).

Un altro proverbio che riguarda il 25 novembre, come indica l'esperto Paolo Turchetti nel suo libro "Av salut. Proverbi e modi di dire in Romagna" era il seguente: "E' dè d'Santa Catarena o che neva o che brena, o che tira la curèna o che fa la paciarena" (Il giorno di Santa Caterina o nevica, o scende la brina, o soffia il libeccio, o si formano le pozzanghere). Il significato di questo proverbio è che nel periodo di Santa Caterina ci si può aspettare qualsiasi tipo di precipitazione e mai il bel tempo.

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