Coronavirus, lo studio che scopre le cause della mortalità: "Potrebbe dimezzare le vittime"

Una ricerca condotta su 88 pazienti curati nei 4 principali ospedali romagnoli che descrive il meccanismo responsabile della elevata mortalità in terapia intensiva dei pazienti con Covid-19

“Lo studio del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, che ha coinvolto anche il Policlinico di Modena e l’Università di Modena e Reggio Emilia, sui meccanismi responsabili dell’elevata mortalità in terapia intensiva dei pazienti affetti da Coronavirus è un altro esempio dell’eccellenza della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna e della qualità professionale di chi vi lavora. Non solo nei mesi più difficili della pandemia il sistema sanitario regionale ha contribuito in maniera decisiva a gestire un’emergenza senza precedenti, ma allo stesso tempo ha gettato le basi per segnare un significativo passo in avanti nella lotta al virus, che potrebbe portare a raddoppiare il tasso di sopravvivenza nei pazienti più gravi nell’attesa del vaccino, speriamo tutti la più breve possibile”.

Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, commentano la ricerca condotta su 88 pazienti curati nei 4 principali ospedali romagnoli - con il Policlinico Sant’Orsola capofila e pubblicata sulla rivista scientifica Lancet - che descrive il meccanismo responsabile della elevata mortalità in terapia intensiva dei pazienti con Covid-19: secondo lo studio, grazie a due semplici esami è possibile una diagnosi precoce che, assieme al supporto del massimo delle cure possibili in terapia intensiva, può portare un calo della mortalità fino al 50%.

“Gli incredibili risvolti che questa scoperta potrebbe avere sono a disposizione di tutta la comunità scientifica internazionale grazie alla pubblicazione su una rivista autorevole come Lancet, ma è importante sottolineare anche il valore simbolico dello studio. L’Emilia-Romagna è questa, e diciamo Emilia-Romagna a pieno titolo perché insieme al Sant’Orsola sono coinvolti anche il Policlinico di Modena e l’Università di Modena e Reggio Emilia: una regione dove non ci si limita all’ordinario, anche quando è straordinario come una pandemia, ma si guarda sempre avanti e ci si pone obiettivi sempre più ambiziosi. A tutti i medici, ai ricercatori e gli accademici coinvolti - chiudono Bonaccini e Donini - va il nostro grazie e quello dell’intera comunità regionale, per darci una nuova speranza di evitare ulteriori vittime in un momento in cui il virus non è ancora sconfitto e nel quale le regole devono continuare a essere rispettate. E questo è sempre bene ricordarlo”.

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