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Crollo della chiusa di San Bartolo: aperta un'inchiesta per omicidio e disastro colposo

L'indagine della Procura procederà a ritroso, partendo dall'esame tecnico dei motivi del cedimento dell'argine e del conseguente crollo della prima campata della chiusa

Omicidio colposo e disastro colposo: sono questi i due reati messi nell'intestazione del fascicolo giudiziario che la Procura della Repubblica di Ravenna ha aperto sulla sciagura di San Bartolo, il crollo della chiusa che ha fatto “scivolare” nel vuoto il tecnico della Protezione Civile Danilo Zavatta, 55enne di Savio deceduto nella tragedia. Le indagini sono coordinate dal pm Lucrezia Ciriello, il sostituto procuratore di turno al momento del crollo, e dal procuratore capo Alessandro Mancini. Secondo le prime informazioni il fascicolo d'indagine nelle sue fasi iniziali sarebbe contro ignoti.

L'indagine della Procura procederà a ritroso, partendo dall'esame tecnico dei motivi del cedimento dell'argine e del conseguente crollo della prima campata della chiusa, la cui spalla poggiava proprio sul punto di argine che ha ceduto. Sotto la lente degli investigatori e dei periti il “sifonamento” già denunciato lo scorso mese dal Consorzio di bonifica, vale a dire la penetrazione dell'acqua nell'argine dal bacino a monte dell'argine. In quella struttura erano in corso anche dei lavori per la parte idroelettrica. La Procura quindi accerterà di chi era la responsabilità di quei lavori e come possano aver inciso nel crollo dell'argine e della chiusa. 

Gli investigatori hanno anche acquisito fotografie e video che immortalano il fatale cedimento della struttura su cui, in quel momento, transitava Zavatta. D'altra parte al momento del crollo l'area della chiusa era già gremita di tecnici, Vigili del fuoco, operai del cantiere, personale delle forze dell'ordine, giornalisti e tecnici dell'Anas che alcune ore prima avevano chiuso la trafficata arteria che collega Forlì e Ravenna, nel timore che lo smottamento che “corrodeva da sotto” l'argine potesse interessare anche la sede stradale.

Nelle ore precedenti al crollo erano infatti evidenti dei “crateri”, in gergo “sifonamenti”, causati dalle infiltrazioni d'acqua sottostanti. Un fenomeno che denotava già una notevole gravità della situazione, tanto da dover procedere alla chiusura in fretta e furia della strada. Il procuratore capo Mancini ai microfoni del Tg Regionale ha parlato di “indagini a tamburo battente” e ha confermato che la situazione era già oggetto di una recente denucia-segnalazione.

VIABILITÀ - Venerdì mattina si è tenuta in Prefettura, presieduta dal Prefetto Enrico Caterino, alla presenza del presidente della Provincia e sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, del responsabile del Servizio Sicurezza del Territorio e Protezione civile della Regione Emilia-Romagna, Mauro Vannoni, dei rappresentanti delle forze di polizia e del comando dei Vigili del Fuoco, una riunione per fare il punto sulla situazione venutasi a creare a seguito del parziale crollo della chiusa di San Bartolo sul fiume Ronco.

Il prefetto ha introdotto la riunione evidenziando la necessità di un coordinamento tra gli enti per affrontare nel modo più rapido possibile le criticità venutesi a creare a seguito di tale evento e l’esigenza di una tempestiva messa in sicurezza dello stato dei luoghi e il ripristino della normale viabilità. Vannoni ha assicurato che è già attivo da venerdì pomeriggio; dalle 15.30, il cantiere per avviare i lavori, proprio allo scopo della messa in sicurezza dell’area, con la collocazione di barriere protettive, che avranno la funzione di migliorare la regimazione idraulica e ad evitare ulteriori smottamenti che possano pregiudicare l’erosione dell’argine. I lavori, che proseguiranno durante il fine settimana, si presume possano realizzarsi nel giro di alcuni giorni. Al momento la viabilità è interrotta e gli enti interessati, per i profili di competenza, si sono prontamente attivati e stanno valutando ogni possibile soluzione che consenta la riapertura della strada e la ripresa della normale circolazione.

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