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Giovedì, 23 Maggio 2024
Cronaca

Omicidio Molducci, il medico minacciava di diseredare il figlio. E lui dopo la morte del padre gettò via delle scatole di benzodiazepine

Negli ultimi anni tra padre e figlio non correva buon sangue, tanto che il genitore lo aveva più volte minacciato. A spiegarlo è il figlio Stefano Molducci, imputato con l'accusa di omicidio pluriaggravato nel processo per la morte del padre Danilo Molducci

Negli ultimi anni tra padre e figlio non correva buon sangue, tanto che il genitore lo aveva più volte avvertito: "Chiamerò un avvocato per riprendermi i soldi che mi hai rubato". A spiegarlo, nell'aula di Corte d'Assise del Tribunale di Ravenna, è proprio il figlio Stefano Molducci, imputato con l'accusa di omicidio pluriaggravato nel processo per la morte del padre Danilo Molducci, il medico di Campiano deceduto a 67 anni il 28 maggio del 2021, insieme alla badante del medico Elena Vasi Susma. Oggi, infatti, è il giorno dell'audizione dei due imputati, ed entrambi hanno accettato di esporre la loro versione dei fatti rispondendo alle domande del pubblico ministero Angela Scorza, dei loro difensori Antonio Giacomini e Claudia Battaglia e della Corte presieduta dal giudice Michele Leoni.

Quei due milioni di euro passati dal padre al figlio

Stefano introduce subito la sua attività lavorativa per giustificare le copiose transazioni di soldi fatte nel corso degli anni da un conto all'altro, da quelli del padre a quelli a lui intestati. "Sono iscritto alla facoltà di Medicina dal 2001, mi mancano 5 esami ma l'ultimo che ho dato è stato nel 2018: non ho un lavoro tradizionale, ma dal 2005 per passione mi occupo di trading online, prima con i miei soldi e poi dal 2008 anche con quelli di mia madre e mio padre - dice dal banco dei testimoni - I rapporti con mio padre erano altalenanti: c'erano periodi in cui parlavamo molto e altri in cui era più teso. In particolare dal 2012 mi accusava di avergli portato via dei soldi, perché in quell'anno subimmo una perdita di 100mila euro a causa di un investimento andato male. Prima invece era entusiasta della mia gestione dei soldi".

Eppure quegli investimenti e quei passaggi di denaro da un conto all'altro continuano per 10 anni: "Non mi fidavo delle capacità di gestione dei soldi di mio padre - spiega il figlio - perché era stato circuito da due pazienti che, minacciandolo, erano riuscite a farsi consegnare 80mila euro. Per cui ho cercato di mantenere le redini". Ma nel 2020 succede qualcosa di molto più grave: "Ho perso quasi un milione e mezzo di euro - ammette il 40enne - Mio padre reagì male e divenne ancor più diffidente, tanto che cambiò la serratura di casa e iniziò ad accusarmi a ogni occasione, nonostante poi io col tempo sia riuscito a recuperare i soldi". E tanto che il dottor Molducci si rivolse a un avvocato: "Erano mesi che minacciava di farlo".

Molducci 'junior' cerca di giustificare in aula queste consistenti movimentazioni di denaro - circa due milioni di euro - avvenute negli anni: in sintesi, spiega che era un gioco di plusvalenze e minusvalenze e che conveniva agire così a livello fiscale. "Ma mio padre non ci credeva, diceva che quei soldi me li ero presi perché me li volevo tenere" spiega il figlio, tentanto di giustificare anche quei bonifici fatti tra il 2013 e il 2017 a un avvocato forlivese, per un totale di circa 400mila euro provenienti da conti intestati ai genitori: "Mi propose acquisti di appartamenti all'asta, prometteva mirabili affari e io mi fidavo, essendo lui un avvocato. In realtà alla fine scoprì che mi aveva preso in giro per anni".

Quelle scatole di benzodiazepine gettate nella spazzatura a chilometri di distanza

Oltre all'aspetto economico, il pm vuole fare luce anche sulla morte in sé di Molducci. E durante l'udienza emerge un particolare interessante: il figlio Stefano, subito dopo la morte del padre, si recò nella casa di Campiano, prese delle scatole di farmaci e le portò via, dicendo alla badante che le avrebbe gettate nella spazzatura a Ravenna  - cosa poi confermata dalla stessa badante nel suo esame. Perché, si domanda il pubblico ministero? "Due giorni prima della morte di mio padre, i Carabinieri andarono a perquisire casa sua per via della denuncia presentata dai farmacisti sulle ricette mediche firmate dalla badante - tenta di spiegare Stefano - Nonostante questo, trovai un sacchetto pieno di benzodiazepine in casa di mio padre. Rischiava di aggravarsi l'accusa nei confronti della badante, quindi le portai via con l'intenzione di gettarle a Ravenna. Poi ci ripensai e capii che avrei rischiato di inguaiarmi da solo per salvare lei, per cui me le portai a casa e le lasciai in cantina, senza dirlo alla badante. Ho avuto un colpo di testa, ma poi ho ragionato".

Non solo: il figlio aveva messo le mani avanti per proteggere la badante, a suo dire, anche richiedendo che sul corpo del padre venisse eseguita un'autopsia: "Mio padre non poteva più scagionarla dall'accusa, e lei aveva paura che l'avrebbero accusata di averlo ucciso. Quindi ho ritenuto che dovesse parlare il corpo di mio padre per lei. In più tra me e la storica amante di mio padre non correva buon sangue: mi volevo tutelare anche da lei, che conosceva bene la dipendenza da benzodiazepine di mio padre, poiché nel 2015 lo trovò in overdose da barbiturici. Quindi volevo proteggere entrambi, me e la badante" (ricordiamo che per l'accusa figlio e badante avrebbero ucciso il dottor Molducci con un sovraddosaggio di farmaci). Ma se l'amante conosceva bene l'abuso degli psicofarmaci del dottor Molducci, perché avrebbe dovuto accusare il figlio di averlo ucciso somministrandoglieli contro la sua volontà?

Oltre a questo, il figlio spiega che il padre ultimamente prendeva meno tranquillanti del solito - anche se, precisa il pm Scorza, nell'interrogatorio fatto dopo la morte del padre lo stesso Stefano disse che aveva proprio smesso di prenderli: allora perché fece una richiesta di autopsia per sospetta overdose di benzodiazepine? Domande che restano sospese in aula, come quella che riguarda il modulo con la richiesta di cambio medico presentata dal dottor Molducci: sul foglio la firma, nonostante sia di Danilo, dalla consulenza grafologica risulta essere stata compilata dalla mano del figlio Stefano, che però dice di non aver mai presentato quella domanda: "Non me lo so spiegare", chiosa lui.

430mila euro nascosti in casa e il rischio di essere diseredato

Il giorno della morte del padre, il figlio viene chiamato più volte dalla badante: "Mi diceva che stava male e di andare lì. Io forse non mi sono reso conto della gravità della situazione, visto che mio padre era continuamente ricoverato e si lamentava sempre". Tanto che Stefano, quando due ore dopo arriva nella casa di Campiano, trova l'ambulanza sul posto e il padre già morto. A quel punto, dal 28 maggio (7 giorni dopo) fino a gennaio 2022, Stefano ritira con vari prelievi circa 430mila euro in contanti dai conti correnti: perché? "Mi sono ritrovato inspiegabilmente accusato di omicidio. Mia moglie non lavora e lei e i nostri due figli dipendono da quei soldi, temevo di ritrovarmi con i conti bloccati. Così li ho tenuti in casa ben nascosti e poi li ho riversati in banca quando i tassi di interesse si sono alzati molto per via della guerra in Ucraina". In ogni caso il movente economico, quello profilato dall'accusa, per lui è da escludere: "Io avevo modo di giustificare quei movimenti e potevo accedere ai suoi conti, non c'era modo di accusarmi di avergli portato via dei soldi contro la sua volontà", dice. Ma l'ultima domanda spetta al giudice Leoni: "Suo padre ha mai minacciato di diseredarla?", chiede al figlio. "Sì - ammette lui - mi minacciava continuamente".

LA CRONACA DEL PROCESSO

Prima udienza - Partito il processo per la morte del medico: alla sbarra il figlio e la badante

Seconda udienza - I farmacisti: "Troppe ricette sospette per farmaci pesanti". I medici: "Lui si autogestiva"

Terza udienza - Ricette "a 4 mani", il ruolo degli psicofarmaci e i 2 milioni e mezzo di euro "spostati"

Quarta udienza - L'intelligenza artificiale per "ritrovare" 3 milioni di euro. E quella insolita richiesta di autopsia

Quinta udienza - La badante disse all'investigatore: "Il dottore sta dormendo". Invece era già morto

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