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Dalla Resistenza al Parlamento, senza mai abbandonare Ravenna. 109 anni fa nasceva Benigno Zaccagnini

Medico, cattolico e partigiano, ma anche ministro, segretario di partito e burattinaio. Le tante "anime" di Zaccagnini e il legame speciale con la sua città

Sono trascorsi 109 anni dalla nascita di Benigno Zaccagnini, eppure la memoria della città di Ravenna per questo suo importante concittadino non sembra essersi smorzata con il passare del tempo. Lo testimoniano le tante pubblicazioni e iniziative che, a 32 anni dalla scomparsa, continuano a omaggiare il politico e partigiano ravennate.

Proprio nella settimana dell'anniversario era in programma un incontro online per ricordare la nascita di Zaccagnini; evento che però è stato interrotto da un gruppo di hater che è intervenuto nella diretta con insulti e bestemmie. "Un oltraggio inaccettabile verso la celebrazione della memoria di uno dei nostri padri costituenti - afferma il sindaco di Ravenna Michele De Pascale - che ha contribuito fattivamente proprio a quella libertà di espressione di cui anche questi violenti del web possono beneficiare oggi".

Dall'infanzia alla guerra

Era precisamente il 17 aprile 1912 quando nacque Benigno Zaccagnini, a Faenza, figlio di Aristide e Rita Scardovi, il quarto di sei fratelli. La sua gioventù è poco nota ai più. La famiglia Zaccagnini fu infatti costretta a vari spostamenti in giro per in Nord Italia per seguire il padre che di mestiere faceva il capostazione. Benigno Zaccagnini dunque si trasferì a Ravenna solo da adolescente, concluse gli studi liceali e iniziò a frequentare la parrocchia di Santa Maria in Porto dove entrò in contatto con molti amici che lo avrebbero accompagnato per il resto della sua vita.

Ma quelli erano anche gli anni del fascismo e il giovane Benigno non tardò a sperimentare di persona la violenza del regime. Lo stesso trasferimento della sua famiglia a Ravenna fu causato dal licenziamento del padre Aristide, che si era rifiutato di prendere la tessera del partito di Mussolini. Nel corso degli anni Trenta Zaccagnini completò il suo percorso di studi, laureandosi in Medicina e diventando un membro di spicco del movimento cattolico a Ravenna. Poi fu il tempo della seconda guerra mondiale, alla quale Zaccagnini partecipò come tenente medico sul fronte jugoslavo.

Tutto questo fu solo l'avvio di una vita densa di avventure e lotte. Dopo l'armistizio Zaccagnini infatti rifiutò di collaborare con le forze nazifasciste e, rientrato a Ravenna, entrò a far parte del movimento partigiano. Con il nome di “Tommaso Moro” assunse ben presto un ruolo di spicco: quello di presidente del Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) provinciale. Divenne insomma la guida politica della Resistenza ravennate, ritrovando un amico di gioventù, Arrigo Boldrini, nel ruolo di comandante militare dei partigiani.

Zac, il dopoguerra e la Dc

Al termine della guerra, Zaccagnini avrebbe voluto finalmente dedicarsi alla cura dei malati, ma un nuovo impegno lo distolse dalla sua passione. Membro della Democrazia Cristiana fu infatti eletto alla Costituente e successivamente entrò in Parlamento come deputato. Nel corso degli anni ricoprì l'incarico di sottosegretario di Stato al Lavoro e alla Previdenza Sociale (1958-59), fu per due mandati consecutivi Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale (1959-60) e poi Ministro dei Lavori Pubblici (1960-62).

Nel corso degli anni si distinse per il suo operato discreto ma giusto e a molti divenne noto come "l'onesto Zac". Fu forse anche grazie a questo che Zaccagnini divenne prima presidente (1969-75) e poi segretario (1975-80) della Dc. Negli anni della sua leadership il partito conobbe una fase di rifondazione, ma anche momenti tragici la morte dell'amico Aldo Moro. Divenne senatore nel 1983 e ricoprì quel ruolo fino alla fine. 

Zaccagnini il ravennate

Nonostante gli importanti impegni capitolini, tuttavia, Zaccagnini rimase sempre un ravennate doc. Come hanno più volte raccontato anche i suoi figli, Zaccagnini rifiutò l'idea di trasferirsi definitivamente a Roma e preferiva allontanarsi temporaneamente dalla famiglia ma tornare a Ravenna ogni fine settimana. E anche quando era ministro continuava a coltivare un'altra delle sue passioni: quella del burattinaio, che condivise con l'amico Giordano Mazzavillani. Benigno Zaccagnini rimase fedele alla sua Ravenna fino al giorno della sua morte, avvenuta il 5 novembre 1989.

Nel 2019, per il trentennale della sua scomparsa, anche il presidente della Repubblica Mattarella ha ricordato la forza di quel legame tra Zaccagnini e Ravenna: "Un legame così stretto con la sua città e nella sua apertura verso l'altrove, verso ogni altra realtà. Nella veglia improvvisata di 30 anni fa, la notte prima dei funerali di Zaccagnini, qui a Ravenna, in quelle ore notturne illuminate dalle parole del Vescovo di allora Ersilio Tonini, vi erano tanti ravennati e tante persone da ogni parte d'Italia, giovani e meno giovani, perchè percepivano un'autenticità nelle parole e nei comportamenti di Zaccagnini, che era credibile quando parlava di fondamento etico dell'impegno politico".

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