Cronaca

Una ricerca su una mummia del '700 individua uno dei più antichi casi di tumore 'a cellule giganti'

"Studi come questo sono fondamentali per poter meglio comprendere la storia delle patologie tumorali, che ieri come oggi affliggono il genere umano"

Dalla Romagna una ricerca che ha individuato uno dei più antichi casi di tumore a cellule giganti su di una mummia. E’ disponibile onlin  uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Virchows Archiv-European Journal of Pathology, che porta la firma dell’antropologo fisico forlivese Mirko Traversari. Il gruppo di studio, coordinato da Traversari, comprende anche la professoressa Donata Luiselli ed Elisabetta Cilli del Dipartimento di Beni Culturali-Università di Ravenna, ma anche il dottor Enrico Petrella e la dottoressa Sara Piciucchi dell’Uoc di Radiologia e Medicina Nucleare dell’Ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì, la dottoressa Robin Feeney della Ucd School of Medicine, University College Dublin, e il professor Luca Ventura del Dipartimento di Scienze Cliniche Biotecnologiche e Applicate, Università degli Studi dell'Aquila, primo firmatario del lavoro. 

"Lo studio - spiega Mirko Traversari -  tratta di uno dei più antichi casi di tumore a cellule giganti, o gct, citati in letteratura, diagnosticato su di una mummia del XVIII secolo, su cui l’approccio multidisciplinare ha giocato un ruolo determinante per giungere alla diagnosi finale. Studi come questo sono fondamentali per poter meglio comprendere la storia delle patologie tumorali, che ieri come oggi affliggono il genere umano. In questi ultimi anni la comunità internazionale ha sempre più approfondito queste tematiche, dimostrando come patologie di questo tipo, fino ad oggi siano state forse sottorappresentate rispetto alla reale incidenza nel passato, sdoganando il concetto che il tumore non sia una patologia esclusiva della modernità, ma solo con una diversa incidenza statistica nei secoli, causata da diversi fattori come ad esempio il progressivo aumento della vita media”.

 “Il caso oggetto della pubblicazione - dice il professor Ventura - E’ stato valutato attraverso diverse discipline, quali ad esempio la radiologia, l’antropologia fisica, l’anatomia patologica e paleopatologia, tenendo in considerazione la necessità di preservare il più possibile questo particolare paziente e, solo dopo attente analisi, si è stabilito con quali priorità procedere e quali vie non intraprendere, evitando di sottoporre ad inutili indagini distruttive il caso in studio”.

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