Ancisi (LpR): "Quanto costano il commissariamento del porto e un commissario part time"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

L'esame del decreto con cui il ministro delle Infrastrutture Delrio ha commissariato l'Autorità portuale di Ravenna aumenta le perplessità che Lista per Ravenna aveva espresso a caldo giovedì scorso con la nota: "UN PORTO ALLO SBANDO, COMMISSARIATO ALLA CIECA DAL PD. Dubbi anche sulla legittimità del decreto". https://www.ravennatoday.it/politica/un-porto-allo-sbando-commissariato-alla-cieca-dal-pd-2751593.html

Il decreto è stato emesso "vista" una sola legge: quella sui porti n. 84 del 1994 "e successive modificazioni", la quale non ammette nelle Autorità portuali nessun commissariamento se non in caso di revoca, per gravi inadempienze, di un presidente in carica. Il giorno del decreto, Di Marco era cessato regolarmente dall'incarico. Questa sorta di decreto, non supportata dalla legge, è consueta, ma si presta ad essere impugnata presso la magistratura: tanto più da quando, con il decreto legge n. 36 del 2004, le situazioni di stallo, anche per anni, nella nomina dei presidenti di Autorità portuali, per mancato accordo tra il ministero e le regioni interessate, sono state risolte con la nuova norma secondo cui, in caso di tale disaccordo, il consiglio dei ministri può provvedere in solitario.

Il provvedimento è stato adottato per "assicurare la regolare prosecuzione dell'attività gestionale dell'Ente". La legge n. 444 del 1994, che consente la proroga degli organi di ogni ente pubblico italiano per i 45 giorni successivi alla loro scadenza, durante cui possono essere compiuti atti non solo di ordinaria amministrazione, ma anche urgenti ed indifferibili, avrebbe consentito di prorogare Di Marco, assicurando "la regolare prosecuzione dell'attività gestionale dell'Ente" per un mese e mezzo. Egli avrebbe così potuto avviare le procedure per i lavori di approfondimento del porto, non più procrastinabili, che il commissario, ammiraglio Meli potrà cominciare a vagliare, al massimo, dopo le elezioni. Il rischio è anche che si perda il finanziamento di 120 milioni concesso dalla Banca Europea degli Investimenti. Questi sono i costi principali che il commissariamento del porto rischia di far pagare alla città.

È dunque evidente che, a prescindere dalla persona, la nomina del commissario Meli fuori da ogni regola di corretto comportamento istituzionale ha il senso politico di un accordo interno al PD - perché del PD sono tutte le autorità politiche aventi causa sul porto di Ravenna: ministro, sindaco, presidenti di Regione e di Provincia - volto irresponsabilmente a congelare qualsiasi progetto di riscatto del porto senza prospettarne nessuno. Nel frattempo anche le casse di colmata entro le dighe restano sospese.

IL COSTO DI UN SERVIZIO PART TIME
La nomina di Meli avviene "in considerazione del suo attuale ruolo" di dirigente del Corpo delle Capitanerie di Porto, che nel 2014, quando egli era capitano di vascello, corrispondeva ad un reddito annuo imponibile di 110.380,19 euro. Nel frattempo, è stato meritatamente promosso contrammiraglio. I 127 dirigenti di allora del Corpo stesso erano tutti capitali di vascello, tranne un solo ammiraglio ispettore, il cui tale reddito era di 130.480,81 euro.
Il decreto Delrio riconosce a Meli, senza sollevarlo dal suo mestiere retribuito, "un trattamento economico pari all'ottanta per cento del trattamento previsto per i presidenti delle autorità portuali". Dal giornale "PORT today" (Porto di Ravenna.com) si ricava che l'emolumento del presidente dell'Autorità ravennate è stato nel 2014 di 238.412 euro, "aumentato del 10% perché il presidente ha residenza in una località diversa da Ravenna", come del resto l'ammiraglio Meli.

Alvaro Ancisi, capogruppo Lista per Ravenna

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