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Sinistra per Ravenna spiega le ragioni del No al Referendum

"Chi è per il No è accusato di volere la rovina del Partito Democratico e il ritorno agli antichi privilegi della vecchia politica"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"Noi che siamo nati per sostenere la necessità di tenere in vita e rilanciare l’esperienza del centrosinistra, per lanciare ponti e non erigere muri verso il Pd e il suo popolo, non abbiamo certo di che gioire di fronte al referendum del 4 dicembre prossimo che, qualsiasi sia l’esito, rischia di lasciare macerie, senza vincitori ma tutti perdenti. Chi è per il No è accusato di volere la rovina del Partito Democratico e il ritorno agli antichi privilegi della vecchia politica. Ma la personalizzazione di questa contesa elettorale ha già diviso il Pd più di quanto non lo fosse e contribuito ulteriormente ad altri abbandoni e dispersioni del popolo della sinistra.

Dall'altra parte chi è in campo per il No sarà in buona (Anpi, illustri costituzionalisti, la sinistra Pd) e cattiva compagnia (Berlusconi, Lega e fascisti). Ma di fronte ad un quesito mal formulato e a nuove regole costituzionali ed elettorali pericolose bisogna stare al merito. La riforma Costituzionale proposta aumenta i poteri centralistici a danno delle autonomie locali e regionali e deprime la partecipazione dei cittadini. Invece di superare il bicameralismo lo rende confuso, creando un Senato nominato e non eletto, privo di poteri reali.

Il quesito che troveremo sulla scheda parla di riduzione del numero dei parlamentari e riduzione dei costi, andando a stimolare l’irrazionale visceralità della nuova anti-politica. Ma la Camera dei deputati resterà ipertrofica a 630 deputati e il Senato continuerà comunque a costare pur perdendo le funzioni per cui era stato pensato. Sarebbe stato meglio abolirlo del tutto. Tutto questo sarà ulteriormente peggiorato dal combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale (Italicum).

I maggiori poteri centralizzati sarebbero alla portata di un solo partito che ottenesse il 40% dei voti o vincesse un ballottaggio tra i primi due partiti (non le coalizioni). La stessa idea per cui ci battiamo, le “nuove coalizioni di centro sinistra”, sarebbe così resa vana da un sistema elettorale pensato per una partita a due (Pd renziano contro Forza Italia) e che si giocherà invece a tre o quattro (con Lega e Movimento 5 Stelle). Meglio fermare questa manovra con un N0 e ricominciare a ragionare senza anatemi".

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