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Coronavirus tra gli anziani in casa di riposo, il nipote di una ospite: "Viviamo in ansia in attesa di una telefonata"

Sua nonna è una dei due degenti della casa di riposo ravennate che hanno avuto la necessità del ricovero in ospedale: "È attaccata all’ossigeno in condizioni stazionarie"

Vivono tanta ansia e preoccupazione le persone che hanno uno o più nonni ricoverati in una casa di riposo, in questo periodo in cui il Coronavirus miete vittime soprattutto tra gli anziani ed è riuscito a penetrare anche in tante strutture a loro destinate. E' il caso di Carlo (nome di fantasia, ndr), nipote di una degli ospiti ricoverati nella comunità alloggio "Il Giglio d'oro" di Ravenna, dove nei giorni scorsi si sono verificati 9 casi di Coronavirus - 6 anziani, dei quali due ricoverati in ospedale, e 3 operatori sanitari (in isolamento domiciliare). Dopo il primo caso, sono stati eseguiti i tamponi su tutti i 18 ospiti della struttura e sui 12 operatori.

"Siamo sempre in ansia in attesa di una telefonata dei medici - racconta Carlo - È uno stato di ansia completo dovuto anche al fatto che bisogna giustamente rimanere in casa, e quindi la mente pensa sempre a questo". Sua nonna è una dei due degenti della casa di riposo ravennate che hanno avuto la necessità del ricovero in ospedale: "Non ha febbre, ma la polmonite, è sempre stata affetta da malattie polmonari. È attaccata all’ossigeno in condizioni stazionarie".

Anche in questo caso, come nella casa protetta di Russi, "le visite dei parenti erano già sospese da inizio marzo", assicura Paolo. Per cui il virus può essere entrato solo tramite un operatore sanitario, o forse un fornitore di servizi. "Abbiamo cambiato diverse case di riposo per assicurare a mia nonna il servizio migliore - spiega il nipote - ma, in questo tipo di strutture, se parte un contagio si va a catena. Abbiamo scelto questa casa per gli ampi spazi e la qualità del servizio, non oso pensare in altre dove ci sono spazi più stretti".

Ora la casa di riposo dovrà riorganizzarsi per poter gestire gli ospiti positivi e quelli che invece non hanno contratto il Covid-19: "La struttura, essendo ampia, sta organizzando una sezione di quarantena dedicata ai positivi - racconta Carlo - La casa famiglia ha agito in maniera ottimale, decisamente meglio rispetto a certi operatori sanitari e organi di governo. Quello che mi ha dato più fastidio è stato l’atteggiamento di alcuni medici: posso capire lo stato di emergenza, ma le persone non sono solamente numeri o codici. E poi purtroppo, in generale, non vengono fatti tamponi come dovrebbero e soprattutto in maniera metodica".

A confermare la situazione è il direttore del Servizio igiene e sanità pubblica dell'Ausl per il territorio di Ravenna, Raffaella Angelini: "E' stato eseguito il tampone a tutti gli ospiti e al personale ed è stata creata zona una "zona Covid" con il materiale fornito da noi. Le visite nella struttura erano sospese dal 9 marzo, quindi il virus può essere entrato tramite un operatore o anche tramite uno degli anziani dopo un accesso in ospedale. E' una situazione preoccupante come lo sono tutte quelle in cui sono coinvolti degli anziani, ma c'è stata grande attenzione e un intervento tempestivo".

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