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Dal tunnel dell'eroina a quello del gioco, la storia di Giacomo: "Ora la mia droga è legale, ma sono ancora un tossico"

26 anni fa Giacomo è riuscito a uscire dal tunnel della droga: ma lui continua a definirsi 'tossico', perchè la sua malattia in realtà si è solo 'modificata'

Una vita attraversata dalle dipendenze. 26 anni fa Giacomo è riuscito a uscire dal tunnel della droga, e da allora non ne ha mai più fatto uso. Ma Giacomo continua a definirsi 'tossico', 'dipendente': sì perchè la sua malattia, in realtà, si è solo 'modificata', in quanto una volta chiusa la dipendenza dalle sostanze stupefacenti, Giacomo è entrato nel tunnel del gioco d'azzardo. Un tunnel legale, a differenza di quello delle droghe, ma non per questo meno pericoloso. Il gioco d'azzardo, infatti, può trasformarsi in una vera e propria malattia. Una malattia subdola che può colpire chiunque di noi e trascinarci nel baratro, in un vortice pericolosissimo dal quale non è semplice uscire.

Giacomo ha voluto raccontare la sua storia sulla pagina Facebook dello sportello cesenate 'Gap - gioco d'azzardo patologico prevenzione e sostegno', intervistato dalla psicoterapeuta Chiara Pracucci, che lavora anche presso lo sportello ravennate Esc (tramite cui poco tempo fa vi avevamo raccontato la storia dell'ex giocatore compulsivo Paolo). Un'esperienza, quella di Giacomo, carica di momenti dolorosi e difficoltà che trovano vie di fuga diverse nel consumo, ma molto simili nel loro significato. A partire dalle sostanze più pericolose fino ad arrivare, appunto, al gioco d'azzardo.

"Ho iniziato a usare droghe leggere a 15-16 anni, poi man mano ho fatto tutta l'escalation fino ad arrivare all'eroina - racconta Giacomo - Con la consapevolezza che ho oggi, ho realizzato che tutto è partito da un disagio esistenziale: i rapporti con i miei genitori... Poi vengo da una famiglia meridionale, ci siamo trasferiti qua quando avevo 6 anni, e già essere trapiantato dal sud al nord per me era un disagio, neanche parlavo l'italiano, ma solo il dialetto. Non riuscivo a legare con gli altri bambini, ero sempre isolato, giocavo da solo. Crescendo, poi, non riuscivo a vivere neanche i rapporti con l'altro sesso: per me erano dei tornadi, delle tempeste. Quando sono entrato nelle sostanze, le droghe mi hanno dato l'aiutino, mi facevano sentire in qualche modo uguale agli altri. Passare la canna mi faceva sentire parte di quel gruppo, quando io non mi sentivo parte di niente. Andando avanti ho incontrato l'eroina, e lì è stato amore a prima vista: per me era la medicina che mi faceva vivere come io volevo vivere, disinibito, senza problemi nei rapporti con gli altri. In quel momento io stavo curando questo mio disagio, assumendo l'eroina mi sentivo parte di qualcosa, uguale agli altri, quando invece mi sentivo sempre diverso dagli altri. Mi sentivo all'altezza di una relazione, quando senza non riuscivo a viverla. Non sapevo come vivere. Oggi sembra stupido tutto quello che ho passato, sembrava così semplice vivere 'normale'; invece c'era qualcosa dentro che era qualcosa di forte, un disagio enorme, un dolore pazzesco. Assumere quella sostanza mi faceva sentire bene".

Trovare un modo per stare meglio tramite le droghe, con un dolore così grande, porta all'urgenza di assumerne sempre di più: "Era la cosa più importante, non riuscivo a farne a meno - continua Giacomo - Ho commesso anche dei reati per averla, anche se i sensi di colpa aumentavano il dolore: a un certo punto, quando ho iniziato a commettere dei reati, vedevo che la mia famiglia e tutte le persone intorno a me soffrivano, e quindi iniziava a darmi più dolore. Ma comunque non riuscivo a farne a meno. E' difficile spiegare cosa significa essere dipendenti da qualcosa: semplificando, direi che la dipendenza non è libertà. Ti toglie la libertà di voler fare cose diverse, è un'ossessione, una compulsione talmente forte che ti toglie qualsiasi altro modo di vivere. Per uno che ha vissuto tanti anni di dipendenze come me, è difficile pensare a un modo di vivere diverso, non ne conoscevo altri. Nelle mie astinenze fai da te arrivavo a un punto in cui non ci stavo più dentro. Diventava talmente forte il dolore di vivere quotidiano che ci ricadevo. E' difficile immaginarsi senza sostanze. Quando ho avuto il primo figlio ho pensato 'Devo smettere'; poi ne ho avuto un altro e ho detto 'Con due dovrei smettere di sicuro', ma niente. A volte mi trovavo in piazza, dopo essermi fatto sulle panchine, a vedere famiglie con bambini che passeggiavano e pensavo 'Io potrei, vorrei essere come loro', ma non riuscivo a uscire da quel tunnel, anche con tutto l'amore che provavo per i miei figli. Era difficile, difficilissimo, rapportarsi con il mondo senza sostanze, e per me era inconcepibile pensare di vivere senza droghe. Tante volte mi sono trovato disperato a voler uscire da quella situazione, ma non è semplice cambiare, anche perchè una volta che uscivo da quelle situazioni ero talmente a disagio che il dolore e la sofferenza diventava familiare, conoscevo quel modo di vivere e mi rifugiavo sempre nella sofferenza".

Poi, un giorno, qualcosa è cambiato: "Quando ho smesso, non ho deciso io: si sono create delle situazioni che mi hanno portato a rimanere pulito un giorno - perchè io mi facevo tutti i giorni - e quel giorno ho detto 'Forse ce la posso fare', ma non ero sicuro. Mi ero già visto morto con un ago nel braccio, potevo scrivere la mia storia dandole già il finale - spiega Giacomo - Poi, invece, ricevetti una telefonata da mia sorella che viveva negli Stati Uniti, che mi disse: 'Se vuoi venire ti mando il biglietto'. Presi quell'aereo pensando 'Morire qua o morire là cosa cambia?'. Portai con me la droga, ma in aeroporto c'erano le guardie con i cani, quindi andai in bagno, me la feci tutta, mi addormentai sull'aereo e mi svegliarono a New York. Da quel momento sono rimasto pulito senza neanche accorgermene. Oggi sono quasi 26 anni che non uso sostanze, droghe, psicofarmaci, alcol, sono pulito da tutto".

Dall'eroina al gioco d'azzardo, una 'droga legale'

Da tutto, fuorchè dal gioco d'azzardo. "Adesso per me le sostanze non sono un problema, non mi fanno più nessun effetto. Non ci penso neanche più. Invece il gioco è ancora un problema: ho iniziato a giocare nel momento in cui ho smesso di usare droghe, che lasciano un vuoto enorme. Negli Stati Uniti andavo al casinò, e quando sono tornato ho iniziato a frequentare i casinò anche qua in Italia. Mi faceva sentire come se avessi in mano la situazione, che forse avevo trovato il mio modo di vivere, senza droghe ma col gioco. Però non credevo che mi potesse prendere in questo modo. Ho smesso di usare droghe, ma non ho smesso di essere dipendente: la malattia si è trasformata, ha preso un'altra piega. Uso il gioco come usavo le sostanze, per poter sopravvivere, anche se in questi anni ho costruito rapporti sia lavorativi che fuori dal lavoro, ma comunque ho bisogno sempre di questo aiutino, ogni tanto di perdere il controllo. Ancora oggi non riesco a sopravvivere a queste mie turbolenze. Cambia solo che il gioco d'azzardo lo puoi trovare in tabaccheria, nelle sale giochi, nei casinò, è legale. Ma l'approccio, il modo di arrivarci è uguale. Io mi sento ancora tossico, perchè continuo a usare una 'droga legale', ma in realtà non è cambiato niente. Sì, riesco a gestirla fino a un certo punto, è diventato 'un equilibrio sopra la follia', come direbbe Vasco. Che poi alla fine comunque mi sfugge sempre di mano: posso cercare di tratterermi, ma alla fine è più la sofferenza del trattenersi che dell'usarlo".

Essere dipendenti dal gioco d'azzardo è meno pericoloso che essere dipendenti dalle sostanze stupefacenti? "Quando usavo droghe dovevo stare attento a chi mi vendeva la roba, a chi poteva beccarmi, alla mia famiglia. Col gioco vai tranquillamente senza paura di nessuno - spiega Giacomo - Su una scala, ovviamente, il gioco d'azzardo è acqua di rose rispetto all'eroina, ma il fatto di dover soccombere alle emozioni è uguale. Il gioco ti dà l'illusione che tu, anche se sei un disperato, ti puoi rifare: questa pubblicità del jackpot, sapere che puoi vincere un milione di euro... Questa è la grande fregatura. E' molto pericoloso il fatto che il gioco sia legale. Ogni volta che giochi hai l'illusione che potrai rifarti, mentre non è così, anzi: se vinci è peggio. Io riesco a dormire solo quando perdo, mentre quando vinco non vedo l'ora che sia il giorno dopo per tornare a giocare. Il giocatore vuole giocare, non vuole vincere, anche perchè le vincite poi le reinveste giocando. A volte nei casinò puntavo tutto quello che avevo solo per poter uscire, e quando perdevo e potevo uscire perchè non avevo più soldi mi consolava. Si diventa avari, non si riesce a spenderli in altro modo se non nel gioco, perchè è come togliere la sostanza per il giorno dopo. Per il dipendente giocare vuol dire sopravvivere a se stessi, e finchè non si fa pace con se stessi è difficilissimo... E' una guerra interna, non c'è un nemico al di fuori di te stesso. Il mio sogno è quello di avere i soldi in tasca e andare a spenderli in un altro modo, e la speranza è quella che mi fa vivere giorno per giorno, che mi fa dire 'Oggi è andata così, domani magari andrà diversamente'. Mi alzo la mattina e dico 'Oggi non gioco', ma poi è come una fame improvvisa. La speranza ha il ruolo di farmi sopravvivere, di farmi credere che un giorno sarà diverso. Ogni tanto prego... Non ci credo, ma prego lo stesso sperando che ci sia qualcuno che mi ascolti. Questo mi fa uscire dalla solitudine".

Lo sportello Gap

Il progetto Gap è promosso da ASP – Cesena Valle del Savio, in collaborazione con il Servizio per le Dipendenze Patologiche, nei territori di Cesena e Valle del Rubicone. L’obiettivo è quello di sostenere le difficoltà, ma anche informare, sensibilizzare e prevenire comportamenti a rischio. Per maggiori informazioni contattare il Servizio Dipendenze Patologiche Cesena: 0547352162.

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