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Foto di Massimo Argnani

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Omicidio di Ilenia Fabbri, la ricostruzione: dal movente al sicario, le prove che hanno portato agli arresti

La Squadra Mobile di Ravenna, diretta dal dirigente Claudio Cagnini, ha chiuso il cerchio delle indagini relative all'omicidio di Ilenia Fabbri, la 46enne sgozzata e trovata morta in una pozza di sangue sabato 6 febbraio nella sua casa in via Corbara a Faenza

Un piano covato nel tempo, carico di rancore nei confronti dell'ex moglie, e che ha trovato concretezza grazie alla collaborazione dell'amico, tra l'altro già noto alle forze dell'ordine per precedenti azioni punitive avvenute in altre occasioni. Un movente carico di astio, come evidenziato dagli inquirenti, che l’uomo aveva accumulato nei confronti della ex moglie a causa delle sue pretese economiche per mancati compensi, per la casa a lei assegnata e la separazione burrascosa.

L'OMICIDIO DI ILENIA FABBRI - Dal delitto agli arresti: tutte le notizie

La Squadra Mobile di Ravenna, diretta dal dirigente Claudio Cagnini e coordinata dai pm Daniele Barberini e Angela Scorza, ha chiuso il cerchio delle indagini relative all'omicidio di Ilenia Fabbri, la 46enne sgozzata e trovata morta in una pozza di sangue sabato 6 febbraio nella sua casa in via Corbara a Faenza. Alle prime luci dell'alba di mercoledì gli investigatori, alla luce dei "gravi elementi indiziari", hanno assicurato alla giustizia l'ex marito, il 53enne Claudio Nanni, e il sicario, coetaneo di quest'ultimo, il reggiano Pierluigi Barbieri, eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare. Un piano, il loro, che ha cozzato però con diversi elementi decisivi ai fini delle indagini: una supertestimone per loro imprevista, l'efficacia del servizio di videosorveglianza comunale e l'acquisizione delle celle telefoniche, che hanno documentato i contatti tra mandante ed esecutore materiale nelle settimane antecedenti il delitto.

Il tutto con un movente economico e sentimentale comprovato. "Il lavoro è partito subito con una raccolta di dati dalle ore immediatamente successive, dalle celle telefoniche agli accessi con rilevamento delle targhe, dalle immagini di sorveglianza delle case vicine e quelle del Comune ai transiti autostradali. Una mole di dati analizzata in gruppi di lavoro", ha spiegato Cagnini.

"Un alibi certosino" e la testimone

L'alba del 6 febbraio, quando Ilenia Fabbri è stata sgozzata, Arianna Nanni e il padre Claudio si erano dati appuntamento intorno alle 6 nell'abitazione della vittima, per recarsi in provincia di Lecco, dove avrebbero dovuto ritirare un'auto. "Un alibi precostituito in modo certosino", commentano gli inquirenti, subito inospettiti dal fatto che il killer sia entrato in azione nei minuti successivi all'uscita della figlia. Durante il tragitto lungo l'A14, però, il primo imprevisto: Arianna ha ricevuto la telefonata dell'amica che aveva trascorso la notte nella sua abitazione, informandola di aver sentito poco prima la madre urlare e di aver visto, spiando dalla porta della sua camera, una persona molto alta e di grossa corporatura che la stava inseguendo. All'altezza dello svincolo di Imola padre e figlia hanno fatto inversione di marcia, tornando a Faenza, dove nel frattempo è stato rinvenuto il cadavere di Ilenia. La donna avrebbe detto "Chi sei?", indicando quindi che non vi era una conoscenza tra la vittima e l'assassino, mentre questi - conoscendo la casa - sarebbe salito a colpo sicuro fino alla camera di Ilenia.

VIDEO - Il sicario immortalato dalle telecamere

Le prime testimonianze

Gli inquirenti hanno raccolto le prime testimonianze dei conoscenti dell'ex coppia di coniugi e hanno sin da subito evidenziato il livore che l'uomo provava nei confronti dell'ex moglie per questoni economiche connesse allo loro separazione, dimostrato in più circostanze, con minacce di violenze fisiche nei confronti della donna, ventilando anche l'ipotesi di assodare qualcuno per l'esecuzione. C'è infatti un'amica di Nanni che ha ricordato la frase se conosceva qualcunoper fare del male alla moglie.

Il killer 

Gli approfondimenti effettuati dagli investigatori della Squadra Mobile sull'ex marito, sospettato di aver incaricato qualcuno di uccidere la 46enne e di essersi precostituito un alibi per quella mattinata, hanno messo in risalto la figura di Pierluigi Barbieri, 53 anni, già noto alle forze dell'ordine, residente a Rubiera, nella provincia di Reggio Emilia, dalle fattezze fisiche compatibili a quelle segnalate dall'amica della figlia, con il quale Claudio Nanni  aveva avuto dei contatti nei giorni precedenti l'omicidio. Una persona, anch'essa, finita subito nel mirino degli inquirenti perché al centro di una vicenda, ora sinistramente analoga, di una missione punitiva ai danni di un disabile, avvenuta di recente.

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I contatti tra mandante e sicario

Il 19 gennaio il telefono dell'ex marito di Ilenia era stato infatti localizzato a Rubiera, nel reggiano, nei pressi dell'abitazione di Barbieri, e il 20 e il 29 gennaio l'auto di quest'ultimo, di colore grigio metalizzato, immortalata a Faenza dal sistema di letture targhe comunale. In quest'ultima data, la visione delle immagine del sistema di videosorveglianza del distributore dove è collocata l'officina di Nanni palesava un incontro tra i due, una prova ritenuta decisiva dagli inquirenti. Tuttavia non sono emerse specifici passaggi di denaro, il "prezzo" del delitto, pagamento che gli inquirenti suppongono sia avvenuto in contanti.

L'auto del killer all'ora del delitto

Dagli accertamenti, infine, è emerso come l'auto fosse presente nel capoluogo manfredo la notte dell'omicidio, in orari compatibili col delitto, poichè catturata dai lettori delle targhe comunali. Inoltre dalle visione delle immagini degli impianti di videosorveglianza privati, installati nei pressi dell'abitazione della vittima in via Corbara, è stata immortalata un'auto dalle caratteristiche totalmente compatibili con quella del Barbieri, e che il veicolo non si era mosso dalla zona per un lasso di tempo compatibile con l'omicidio, per poi allontanarsi da Faenza. L'auto infatti girava in quel quartiere fin dalle 5.15 di quella mattina e il soggetto sarebbe stato immortalato anche appiedato nelle fasi finali prima dell'agguato.

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Il telefonino del sicario all'ora del delitto

Un'accelerata alle indagini è arrivata anche dall'analisi del traffico telefonico, che ha ulteriolmente arricchito il quadro indiziario contro Barbieri. Quella mattina infatti la sua utenza telefonica, in movimento verso Faenza nella notte, all'altezza di Bologna era stata poi spenta e riaccesa, solo una volta dopo esser ritornato in provincia di Reggio Emilia. L'insieme degli elementi raccolti hanno permesso alla Procura di Ravenna di richiedere un'ordinanza di custodia cautelare a carico dei due, eseguita alle prime luci dell'alba di mercoledì.

La copia delle chiavi

La Polizia inoltre ha individuato un negozio in cui sarebbe avvenuta la duplicazione delle chiavi per entrare in garage. La testimonianza ricorda la deplicazione, avvenuta mesi prima, di una chiave "a spinotto" compatibile con quella del garage. In questo modo il killer sarebbe entrato senza effettuare scassi e si sarebbe diretto fino all'ultimo piano della villetta per compiere l'omicidio.

Foto di Massimo Argnani

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