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Il bar senza clienti fa causa al Comune per l'affitto: "Siamo al limite della sopravvivenza"

Giovanni Dibello gestisce il bar del tribunale: "Se mi sarà imposto di pagare gli arretrati, dovrò chiudere l'attività"

"Le cose vanno molto male. Siamo arrivati al limite della sopravvivenza". Dopo oltre un anno dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, la situazione non è migliorata per Giovanni Dibello, gestore del bar del Tribunale, il "D&D Cafè". Dibello e sua moglie gestiscono quell'attività fin dal 2013, ma a causa delle limitazioni anti-Covid da ormai un anno lavorano in condizioni drammatiche.

"Per la nostra situazione anche in zona arancione non cambierebbe niente, perché il Tribunale è quasi fermo, non ci sono persone. La giustizia non va avanti" - ci spiega Dibello - Noi siamo un bar interno al Tribunale, dove solo chi ha il permesso di entrare può venire nel locale. Non siamo come gli altri bar, siamo più tartassati. Con la mia famiglia gestisco anche il bar del liceo scientifico, ma anche lì siamo chiusi. Siamo stati un po' aperti da gennaio ai primi di marzo e poi più nulla. Andiamo verso la chiusura".

L'imprenditore aveva raccontato le sue preoccupazioni a RavennaToday già nel maggio del 2020, mentre ad agosto sembrava ormai prossima una chiusura. Il problema emerso in estate, infatti, era quello delle rate d'affitto sospese che il bar doveva al Comune, una cifra che allora ammontava a circa 24mila euro. "Abbiamo fatto varie richieste per un adeguamento dell'affitto, ma dal Comune non hanno voluto ascoltarci, così abbiamo fatto causa. E' già stata fatta la prima udienza, ma per ora non si è arrivati a una mediazione". 

A oggi, quindi, il pagamento degli affitti è ancora sospeso, ma le condizioni restano ugualmente molto difficili. Nel corso di questi mesi Dibello ha visto gradualmente azzerarsi, oltre alle entrate del bar, anche tutti gli affari legati alle marche da bollo e alla tabaccheria connesse alla sua attività interna al Tribunale. "La nostra situazione è questa: dovremmo pagare 150 euro di affitto al giorno, la media di incasso giornaliero attualmente va dai 50 ai 120 euro. Con quei soldi riesco solo a pagare i fornitori. Non restiamo aperti perché ci piace lavorare, restiamo aperti solo per dare un servizio interno a chi lavora qui in Tribunale". 

"Dato che il pagamento è ancora sospeso per ora non ho rischiato il fallimento, ma se mi sarà imposto di pagare dovrò restituire le chiavi dell'attività - confessa l'imprenditore, che finora è riuscito a tirare avanti grazie alle proprie risorse private - Con tutti e due i bar siamo in ginocchio. Avevamo dei soldi da parte e per fortuna sono sempre stato un gran risparmiatore. In quest'anno però ho perso anche mio padre, per il maledetto Covid. Ora, quando preparo dei panini in più al bar, me li porto a casa da mangiare per non buttarli via".

In tutta questa situazione, Dibello lamenta anche il fatto di non essere riuscito a parlare con il Comune: "Non siamo riusciti a parlare direttamente con nessuno, c'è stata solo un'udienza. Siamo un bar di servizio e dovevamo avere un minimo di sostegno anche da parte loro".

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